Seminario di Ecône, in Svizzera

Era il 1° novembre, come oggi, quando 50 anni fa, nel 1970,  Monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) fondò a Friburgo la Fraternità Sacerdotale San Pio X, una  società di vita apostolica con l’accordo e l’approvazione di François Charrière, allora vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, sorse così il seminario internazionale di Ecône, in Svizzera, che iniziò a raccogliere giovani chiamati alla vita sacerdotale, ma desiderosi di essere formati secondo la tradizione della Chiesa, continuando perciò a celebrare il Vetus Ordo.

Il «Convitto internazionale San Pio X» sorse sotto il patrocinio del Papa Santo che aveva condannato l’eresia modernista nel 1907 con l’enciclica Pascendi Dominici Gregis.  Intorno al tomista monsignor Lefebvre e alla sua Fraternità venne a crearsi un clima di profonda avversione, in quanto il prelato non rinunciava a denunciare, con determinazione, le idee neo-moderniste penetrate nella Chiesa. Parlando della sua opera ecclesiastica, monsignor Lefebvre dichiarò: “Non è nata con un obiettivo di contestazione o di opposizione, niente affatto. Essa è nata come nascono le opere di Chiesa, cioè per una necessità che si è presentata di vigilare sulla buona formazione del sacerdote”.

Lefebvre si presenta al Concilio Vaticano II come un riformatore pacelliano molto prudente. Era l’11 ottobre 1962 e dopo oltre un secolo la Chiesa Cattolica Romana si riunisce nuovamente su richiesta di Giovanni XXIII che desidera una Chiesa in dialogo con il mondo, senza più condanne da enunciare, ma solo propositi di accoglienza verso le idee “lontane”. Fin da subito si impongono nel Concilio alcuni uomini di Chiesa dallo spirito rivoluzionario, ispirati soprattutto dalla Nouvelle théologie [alcuni nomi: Yves Marie-Joseph Congar (1904 – 1995), Marie-Dominique Chenu (1895 – 1990), Henri-Marie Joseph Sonier de Lubac (1896 – 1991), Karl Rahner (1904 – 1984) e Jean-Guenolé-Marie Daniélou (1905 – 1974)]. Tali tesi teologiche influenzano i vescovi, i quali, anche se  di non toccare il dogma cattolico, votano dei testi fondamentali che modificano i rapporti tra la Chiesa e il mondo. Lefebvre stesso riassume tali comportamenti con la frase: «è la rivoluzione francese», dove la libertà di coscienza si impone. Condannata dai Papi nel XIX secolo, la libertà religiosa viene riconosciuta dal Concilio Vaticano II e dunque viene concesso ad ogni uomo il diritto di professare apertamente ciò che gli detta la propria coscienza, senza più preoccuparsi della sola Verità portata in terra dal Figlio di Dio, Gesù Cristo.

Agli occhi dei fedeli il cambiamento più visibile nella Chiesa resta senza dubbio quello della liturgia. Fin dal 1969 Paolo VI ordina l’applicazione del Novus Ordo Missae, al posto dell’antico Messale detto di San PioV. Nonostante le disposizioni, Marcel Lefebvre decide di continuare a celebrare la Santa Messa di sempre, il Vetus Ordo.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X, costituita in risposta al pastorale Concilio Vaticano II e alle riforme che ne sono seguite, si presenta oggi come una provvidenziale realtà, che si è opposta e si oppone all’ecumenismo e all’ideologia interreligiosa, oltre che a tutte quelle distorsioni dottrinali che si sono susseguite proprio a partire dal Vaticano II, pontificato dopo pontificato, fino ai nostri giorni.

La FSSPX è una società di vita comune senza voti sull’esempio delle società delle missioni estere ed è composta da sacerdoti secolari, frati, suore ed è diretta da un Superiore generale, aiutato da due assistenti e da un economo generale. L’attuale Superiore generale è l’italiano don Davide Pagliarani, il quale ha dichiarato, nell’intervista rilasciata a DICI e ripresa da FSSPX.news, che “questo giubileo è l’occasione per ringraziare la Provvidenza per tutto ciò che ci ha concesso in questi cinquant’anni, perché se quest’opera non venisse da Dio non avrebbe resistito all’usura del tempo. È a Lui in primo luogo che dobbiamo attribuire tutto questo. Ma per noi questo giubileo è anche e soprattutto un’opportunità per ravvivare il nostro ideale di fedeltà a quanto abbiamo ricevuto. In effetti, dopo tanti anni, può esserci una comprensibile stanchezza. Si tratta quindi di riaccendere il nostro fervore nella lotta per l’instaurazione del regno di Cristo Re: che regni innanzitutto nelle nostre anime, e poi intorno a noi. È su questo punto particolare che dobbiamo lavorare, sulla scia di Mons. Lefebvre”. 

Nella stessa intervista, alla domanda “Durante quest’anno 2020 la crisi legata al Covid-19 ha colpito anche la Chiesa e condizionato le sue attività. Cosa ne pensa?”, Don Davide Paglierani ha così risposto: “È interessante notare che con la crisi dovuta al Covid, la gerarchia ecclesiastica ha perso un’occasione d’oro per spingere le anime verso la vera conversione e la penitenza, ciò che è notevolmente più facile quando gli uomini riscoprono, in qualche modo, la propria natura mortale. Inoltre, sarebbe stata l’occasione per ricordare all’umanità, in preda al panico e alla disperazione, che Nostro Signore è ‘la Risurrezione e la Vita’. La gerarchia ha preferito invece interpretare l’epidemia in chiave ecologica, in perfetta coerenza con i principi cari a Papa Francesco. In pratica, il Covid non sarebbe altro che il segno della ribellione della Terra contro un’umanità che ne avrebbe abusato con lo sfruttamento sproporzionato delle sue risorse, l’inquinamento delle acque, la distruzione delle foreste, ecc. Questo è deplorevole e incompatibile con un’analisi in cui rimanesse un minimo di fede e consapevolezza di cosa sia il peccato, la cui gravità si misura in quanto offesa alla maestà divina, e non in base all’inquinamento della Terra“.

Sulla sua semplice tomba, nel caveau di Écône, venne scritto per sua volontà: Tradidi quod et accepi («Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto», 1Cor 15, 3). Le sue spoglie, in occasione del giubileo della FSSPX sono state traslate il 24 settembre scorso nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria.

Per conoscere la vita e le opere di Monsignor Lefebvre si segnalano tre libri:

 

 

 

 

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