La celebrazione della gloria e dell’onore di Ognissanti è una festa di gran valore per Santa Romana Chiesa, vengono infatti commemorati tutti, ma proprio tutti i Santi, anche quelli non ufficialmente riconosciuti. Uno stuolo di anime in attesa della resurrezione dei corpi che fa cornice alla Gloria di Dio e intercede per noi in Cielo, presso l’Uno e Trino. Le preghiere si alzano dove i loro altari, nei loro santuari e di fronte alle loro immagini e immaginette, sì, ancora oggi, a dispetto di una secolarizzazione invadente e violenta. Il sensus fidei di molti esiste e persiste e trionferà sulla protestantizzazione della Chiesa stessa. I protestanti come non credono alla verginità di Maria Santissima, non recano alcuna devozione per i testimoni della fede, culto ben presente non solo nella Chiesa cattolica, ma anche nelle Chiese orientali.

Il 1º novembre venne decretato festa di precetto da parte di Ludovico il Pio (778-840), re dei Franchi e imperatore carolingio dall’814 all’840. Il decreto fu promulgato su richiesta di papa Gregorio IV (795 ca.-844) e con il consenso di tutti i vescovi. La festa si dotò di ottava solenne durante il pontificato di papa Sisto IV (1414-1484), quando bandì la crociata per la liberazione di Otranto dai musulmani. La solennità di Tutti i Santi sostituì, nel calendario, l’antica festa romana dedicata a san Cesario di Terracina, vissuto fra il I e il II secolo, diacono e martire della Chiesa. La tradizione racconta che era figlio di cittadini romani discendenti dalla celebre Gens Iulia, stanziata a Cartagine durante la riorganizzazione dei territori africani da parte di Gaio Giulio Cesare (101 a.C./100 a.C.– 44 a.C.). Convertito al cristianesimo e divenuto diacono, si dedicò con determinazione all’evangelizzazione. Nel corso di un viaggio verso Roma, Cesario approdò a Terracina, dove subì il martirio sotto il potere dell’imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano (53-117): venne chiuso in un sacco e gettato nel mare, per aver protestato contro una macabra usanza pagana.

A partire dal IV secolo, a seguito della traslazione delle sue spoglie da Terracina alla Domus Augustana sul colle Palatino, san Cesario è stato uno dei martiri più venerati a Roma, tanto da divenire santo protettore degli imperatori romani. La sua devozione ha soppiantato il culto pagano di Giulio Cesare, dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto e di tutti gli imperatori. Il suo oratorio sul Palatino, nel cuore della Roma antica, è divenuto punto di riferimento della cristianità romana. La sua festa si celebrava proprio il 1º novembre: in questo giorno una solenne processione partiva dalla basilica dei Santi Cosma e Damiano e si dirigeva sul Palatino in onore di san Cesario e degli imperatori romani; fu papa Gregorio IV a sradicare del tutto il culto idolatrico verso gli imperatori proprio grazie a san Cesario.

 

Cimitero completamente illuminato, bellissima tradizione della Polonia

 

Le commemorazioni dei martiri iniziarono ad essere celebrate nel IV secolo, le cui prime tracce si possono trovare ad Antiochia e rimandano alla domenica successiva alla Pentecoste; tale uso viene citato anche nella settantaquattresima omelia di san Giovanni Crisostomo (344/354-407) ed è preservato ancora oggi nelle Chiese orientali. Sant’Efrem il Siro (306-373) parla di tale festa, collocandola il 13 maggio. La ricorrenza della Chiesa occidentale potrebbe derivare dalla festa romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, ovvero l’anniversario della trasformazione del Pantheon di Roma in chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i Martiri, avvenuta il 13 maggio 609 o 610 da parte di papa Bonifacio IV (550 ca.- 615) e la data del 13 maggio coincide con quella citata da Sant’Efrem.

Successivamente Gregorio III (690-741) scelse il 1º novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie «dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo».

Il fatto che il giorno dedicato a tutti i Santi del Paradiso preceda il giorno della commemorazione dei defunti è religiosamente molto importante: tutti attendono il giorno del Giudizio di Cristo Signore, quando i corpi risorgeranno. I primi hanno già conquistato la beatitudine eterna attraverso il martirio o attraverso l’eroicità delle virtù, mentre i secondi o sono già stati purificati dai loro peccati in Purgatorio, o si trovano ancora nello stato di penitenza; poi ci sono le anime dell’Inferno, che hanno servito Satana, dannate per l’eternità per non aver rispettato le leggi di Dio e averLo volontariamente rinnegato. Ma tutti quanti Madre Chiesa ricorda, pregando in particolare per il suffragio delle anime purganti. I polacchi depongono milioni di lumini, candele, luci su tutte le tombe – strapiene di luce –  della loro cattolica nazione: un’antica tradizione che testimonia il credo nella risurrezione dei corpi in virtù della Risurrezione dell’Unico Salvatore.

 

 

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