Nel quadro dei letterati e poeti del romanticismo tedesco, Clemens Maria Brentano (1778-1842) ha una sua particolare complessità. Da una parte è uno dei protagonisti e promotori del movimento romantico, dall’altra nella seconda parte della sua vita ed opera si collocò esplicitamente in posizione antiromantica. Questa ambivalenza percorre la sua opera, dando del resto ad essa un particolare fascino ed interesse.

Figlio di un ricco commerciante italiano e di una tedesca fine ed intellettuale, con molti fratelli e sorelle tra cui Bettina, che sarà anch’ella esponente del circolo romantico e moglie di Achim von Arnim, portò nella sua opera letteraria un temperamento fantasioso e passionale, ed insieme la ricerca di una superiore armonia, spirituale e formale. L’immagine della madre morta precocemente si sublimerà in quella di Maria, madre di tutti; quella del padre, da cui si era distaccato, ritornerà infine nella riconquista del suo passato religioso cattolico, una “casa” ideale in cui placare la sua inquietudine.

 

Il circolo di Jena

È nel 1798 che il giovane Brentano, trasferitosi per due anni a Jena, viene in contatto con il circolo dei letterati romantici, legandosi in particolare a Friedrich Schlegel e a Tieck, iniziando a scrivere su riviste e pubblicando le prime opere.

Nel suo primo romanzo, Godwi ovvero la statua di marmo della madre (1801), gli aspetti salienti della poetica brentaniana sono già presenti, nella tensione tra i traviamenti erotici di un giovane artista e l’aspirazione ad una ritrovata purezza. Nel testo sono inserite poesie e frammenti lirici di grande finezza. Altri romanzi e racconti che seguirono prospettano scenari ed intrecci fantasiosi e complicati, sempre romanticamente scissi tra toni tormentati, sensuali, ironici, e il rimpianto di fondo per una mistica liberazione dello spirito. Nel 1801 nel soggiorno a Gottinga conosce Achim von Arnim che sarà suo amico e collaboratore fondamentale. Nel 1805 si trasferisce ad Heidelberg, poi nel 1809 a Berlino, sempre scrivendo critica letteraria, testi satirico-polemici, recensioni, opere in prosa, in poesia e per il teatro. Nel 1811 sarà a Praga, poi nel 1813 a Vienna, e nel 1814 di nuovo a Berlino.

 

Nella lirica Brentano concentrò la sua sensibilità, creando alcune composizioni perfette, di musicale poesia. Il poema incompiuto Romanzen vom Rosenkranz (1808), che narra l’origine del Rosario, appare uno dei vertici della sensibilità romantica: attraverso una complessa trama che unisce elegia e tormento, il poeta evoca il destino umano ed insieme esprime un’ansia visionaria di purezza.

 

Il Corno magico del fanciullo

Un altro campo in cui Brentano  operò con passione di ricercatore e di poeta fu quello dei canti popolari tedeschi, da lui raccolti, rielaborati e pubblicati in collaborazione con l’amico von Arnim. Des Knaben Wunderhorn (1806-8) apre un nuovo capitolo nella storia della lirica tedesca, è summa e punto di riferimento per l’evocazione romantica del passato e dell’identità tedesca. “Il corno silvano” diventa in Brentano generatore di genuina magia poetica, diventa anzi la cornucopia poetica inesauribile dell’anima, capace di trasformare in canto tutti i moti del cuore e tutti gli eventi della vita. Collezione di liriche e ballate, il Wunderhorn è nel suo insieme il “grande romanzo poetico” vagheggiato dal romanticismo, il romanzo della vita vissuta in ogni suo attimo come poesia, il romanzo che non ha più bisogno di canzoni aggiunte, perché è esso stesso pura, spontanea, ininterrotta armonia canora.”[1]

 

Le fiabe

Questo nucleo poetico, che proietta la tormentata personalità dell’artista su uno sfondo di fantasmagorica invenzione ed insieme di stabilità tradizionale e popolare, si ritrova nelle fiabe di Brentano: nate su un progetto che dava seguito alle ricerche de Il Corno magico (e che poi, anche su impulso degli stessi Arnim e Brentano verrà realizzato dai fratelli Grimm), le fiabe cercano un incontro col mondo infantile, traboccando di motivi e personaggi, in un’effusione narrativa e visionaria. Qui Brentano di nuovo mette alla prova il suo temperamento inquieto in una cornice di sorridente innocenza, come liberando il bambino che è dentro di lui. La fiaba di Gockel e Hinkel si svolge in un rigoglioso, ludico intreccio di eventi, di luoghi, di personaggi, intercalati da pause liriche, ballate, filastrocche. La Fiaba di Mortella[2], fiaba d’arte, si sublima in un poetico struggimento.

 

La svolta antiromantica

Negli anni 1815-16 nelle opere di Brentano viene a maturazione una ricerca di austerità ed insieme di liberazione dal peso delle suggestioni e passioni in cui il romanticismo cercava il senso e l’ispirazione dell’arte. Le vicende della vita[3], l’insoddisfazione sulla sua stessa opera, spingono Brentano ad approfondire la sua riflessione morale e la sua aspirazione metafisica. La religione cattolica dà al poeta la risposta più ardua ed insieme rasserenante, che impegna la sua arte nel ripercorrere ogni volta, dal tormento e l’abisso dei sensi, la via verso la contemplazione della Verità. La lirica religiosa di Brentano interpreta il dramma di questo percorso dell’anima dall’ombra alla luce, che ogni volta si ripropone e invoca l’aiuto, la guida, la misericordia divina; che cerca conforto nell’ineffabile immagine di Maria, nell’ingenuità della devozione, ma anche nell’allegoria, nei crittogrammi, nei simboli. L’aspirazione alla salvezza è coscienza drammatica della debolezza umana:

 

Grido primaverile di un servo dal profondo (1816)[4]

 

Gesù, senza la Tua misericordia

mi avvilisco nell’abisso;

Con braccia forti

vuoi Tu riportarmi verso la luce!

 

Ogni anno la Tua bontà si propaga

sulla terra, nei cuori,

ogni anno risvegli i fiori,

risvegli in me le antiche sofferenze.

 

Una sola volta alla luce nato,

ma mille volte morto,

senza Te sono perduto,

senza Te corrotto nel profondo.

 

(…)

 

Così devo gridare a Te,

gridare dal doloroso abisso.

Potresti pure perdonare

il Tuo servo che così audacemente ti invoca!

 

Affinché la fonte della luce ancora

pura e sacra in me scorra,

a me, stilli giù una goccia

del Tuo sangue, Gesù!

 

Gli anni con Anna Katharina Emmerick

Ma questa ricerca, in cui metteva alla prova il suo genio, non bastava all’animo turbato di Clemens Brentano, alla sua inesausta ricerca del senso stesso della parola, del narrare. Nel 1819 si libera dell’intera sua biblioteca, amplissima raccolta di letteratura popolare[5]: l’evento pare simboleggiare il suo distacco dalla visione romantica di un’identificazione tra arte e vita. Brentano rifiuta la visione religiosa panteista, eclettica e sentimentale del romanticismo, per ricercare e contemplare in un percorso di purificazione l’essenza della fede cattolica, alla cui pratica è ritornato con la confessione generale del 27 febbraio 1817.

Avviene nel 1818 il fatto più straordinario nella sua esistenza: l’incontro con la beata Anna Katharina Emmerick. Fattole visita nel monastero di Dülmen, trovò risposta al suo inquieto interrogarsi letterario ed esistenziale, ponendosi come segretario e trascrittore delle visioni della monaca stigmatizzata. Rimase accanto a lei fino alla sua morte nel 1824. Lavorò poi alla pubblicazione dei testi, usciti nel 1833: La dolorosa passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Difficile è distinguere, quanto alla forma letteraria dell’opera, qual è la parte di Brentano in essa[6]. Egli si pose umilmente al servizio del mistero della veggente, di una narrazione illuminata dalla fede. Intorno a quest’opera e alla sua diffusione lavorò per il resto della vita, intendendo rivolgersi con le sue opere ad un pubblico più vasto, al di fuori della cerchia dei letterati; e così fu, perché esse assunsero un rilievo ed un successo europeo.

 

 

La casa in cui visse Anna Katharina Emmerick

 

Il Paradiso ritrovato

La lirica religiosa dell’ultimo Brentano, generalmente trascurata dalla critica, ripropone il drammatico confronto tra l’illusorietà della ricerca poetica promossa dal movimento romantico, e la sovrumana semplicità del Vero. È un percorso di conversione, che evoca una dimensione profetico-apocalittica, in cui si ripropone il dramma dell’uomo, la sua caduta, la misericordia divina, la redenzione.

Il poemetto Alhambra[7]ce ne dà l’immagine: esso mette in scena e personifica il vagare dei desideri in fantasmagorici paesaggi, in rigogliose e scintillanti intuizioni di bellezza; ma esse non hanno esito, né senso, né pace. Una fanciulla e un viandante inseguono invano gli scintillanti paradisi dell’arte, che uno dopo l’altro sbiadiscono, confondono, deludono, Solo la visione della Sacra Famiglia a Betlemme darà la luce della verità al poeta tormentato dai vani fantasmi del desiderio (la fanciulla) e della fantasia (il viandante): è la rivelazione trascendente della via che porta all’autentico Paradiso ritrovato. Su di essa Clemens Brentano trovò forse il senso ultimo della sua vita e della sua arte.

 

Alcuni archeologi austriaci, fra il 1898 e il 1899, basandosi sulle visioni della beata Anna Katharina Emmerick tracciarono una mappa topografica, riportando alla luce, a 9 km da Efeso, le mura perimentrali e il focolare di una casa che attribuirono al I secolo d.C. e che identificarono come l’antica abitazione nella quale la Vergine Maria e Giovanni Evangelista avevano vissuto dopo la morte di Gesù. Il luogo venne chiamato Meryem Ana

 

 

[1] Ladislao Mittner Storia della letteratura tedesca. II Dal pietismo al romanticismo, tomo III ed Einaudi PBE 1978, pp.826-7

[2] Fa parte di una serie di 10 fiabe rielaborate sulla base di quelle del Pentamerone di Basile, che fu per Brentano modello e riferimento, nel senso di una libera reinvenzione delle fiabe.

[3] Nel 1803 Brentano aveva sposato la scrittrice Sophie Moreau, morta di parto nel 1806, dopo che altri due figli erano morti. Del 1807 è l’infelice matrimonio, durato tre anni, con Auguste Bussmann. Nel 1816 l’amore per Luise Hensel (che si convertirà al cattolicesimo nel 1818) confluisce e sostiene la stessa crisi religiosa dello scrittore.

[4] Frühlingsschrei eines Knechtes aus der Tiefe, traduzione di Marisa Fadoni Strik.

[5] Conserverà però l’edizione del Pentamerone di Basile.

[6] Alcune indagini postume nel 1923 e nel 1928 resero incerta l’integrale attribuzione alla Emmerick dei testi, tanto che di essi non fu tenuto conto nel suo processo di beatificazione. Ciò riguarda la forma letteraria, e non incide sull’autenticità sostanziale.  Fra l’altro una delle visioni rese note da Brentano portò all’effettiva identificazione della Casa della Vergine Maria ad Efeso da parte dell’abate Julien Gouyet, nel 1881.

[7] La datazione del poemetto è incerta, con un inizio nel 1803 e la parte maggiore composta nel 1834.

 

 

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