23 gennaio 1350: nasce san Vincenzo Ferreri, religioso domenicano che si adoperò per la composizione dello scisma d’Occidente. Le sue predicazioni erano di stampo apocalittico.

 

Predicatore di enorme fama, lo spagnolo Vicent Ferrer OP (Valencia, 23 gennaio 1350Vannes, 5 aprile 1419) era dotato di un forte carisma personale, catturando l’attenzione sia delle masse sia dei potenti. Attraversò gran parte dell’Europa a piedi, e condusse un modello di vita austero. Insigne studioso, scrisse molti trattati, fra cui il Trattato della vita spirituale e una raccolta di sermoni che fu strumento di formazione ed evangelizzazione per generazioni di religiosi. Si caratterizzò per i suoi toni apocalittici.

Visse al tempo del grande scisma d’Occidente, quando i papi erano due e poi, addirittura, tre. Giovane domenicano, era stato notato da Pietro de Luna, legato del Papa avignonese. Seguendo da vicino il Cardinale, si rese conto che la Chiesa aveva più che mai bisogno del ripristino dell’unità e della riforma morale. Iniziò allora la sua missione predicativa. Nel 1394 il suo protettore, il Cardinale de Luna, divenuto Papa con il nome di Benedetto XIII, lo nomina suo confessore, cappellano domestico, penitenziere apostolico. Intensifica la sua attività, ma nel 1398 si ammala e ha una visione nella quale gli appare il Salvatore accompagnato da san Domenico e san Francesco. Il Signore tocca la guancia del malato e gli ordina di mettersi in viaggio e conquistare molte anime. Vincenzo lascia Avignone ed intraprende vere e proprie campagne di predicazione in Spagna, Svizzera e Francia, in cui parla dell’Anticristo, dei castighi, del giudizio divino finale. Con la sua opera contribuisce in modo decisivo alla fine dello scisma e al miglioramento dei costumi.

«È uno dei restauratori dell’unità, ma non solo dai vertici. Anzi, Spagna, Savoia, Delfinato, Bretagna, Piemonte lo ricorderanno a lungo come vigoroso predicatore in chiese e piazze. Mentre le gerarchie si combattevano, lui manteneva l’unità tra i fedeli. Vent’anni di predicazione, milioni di ascoltatori raggiunti dalla sua parola viva, che mescolava il sermone alla battuta, l’invettiva contro la rapacità laica ed ecclesiastica e l’aneddoto divertente, la descrizione di usanze singolari conosciute nel suo viaggiare… » (Domenico Agasso, santiebeati).

Dopo la sua morte a diffonderne la sua fama furono soprattutto i prodigi operati per sua intercessione. È l’unico santo della Chiesa ad essere stato canonizzato dopo il riconoscimento di più di ottanta miracoli, testimoniati da migliaia di deposizioni al suo processo di canonizzazione. Secondo i suoi agiografi «era un miracolo quando non faceva miracoli»; ogni giorno se ne verificavano decine: malati guariti, indemoniati liberati, morti risuscitati, peccatori, eretici e non-cristiani convertiti, e fermava le calamità naturali.

La devozione per lui è diffusa in tutto il mondo, in particolare nelle zone che hanno avuto contatti con l’Ordine domenicano o con gli Spagnoli, come in America Latina. Anche in Italia è presente un forte culto, soprattutto nel meridione, dove sovente è considerato come un santo italiano.

San Vincenzo Ferreri è raffigurato con l’abito domenicano, saio bianco e mantello nero, con l’indice della mano rivolto verso il cielo e la fiamma dello Spirito Santo ardente sul capo. Molto spesso stringe una croce o regge un giglio. A volte è raffigurato come angelo dell’Apocalisse, con ali angeliche e reggente la tromba, a volte tiene la Bibbia in mano, aperta al versetto di Ap 14,7: «Timete Deum et date illi honorem quia venit hora judici eius» («Temete Dio e dategli onore poiché è giunta l’ora del suo giudizio»).

 

Volume manoscritto della raccolta dei sermoni di san Vicent Ferrer

 

 

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