In questi mesi mi sono chiesto, ma probabilmente non sono l’unico: perché non sono scattate sanzioni canoniche nei confronti dei Monsignori Carlo Maria Viganò e Athanasius Schneider, nonostante le dichiarazioni molto nette, seppur in parte diversificate, sulle origini dell’attuale crisi nella Chiesa?                                      Monsignor Athanasius Schneider, Vescovo di Astana (Kazakistan)

Questi prelati sono stati infatti gli unici, osservando l’evidenza dei fatti, a denunciare esplicitamente i testi e le modalità di svolgimento del Concilio Vaticano II. Dopo Monsignor Marcel Lefebvre e i suoi successori, costoro hanno infranto il tabù del Concilio, ma, diversamente rispetto a quanto accadde con l’Arcivescovo francese, nessuna autorità romana li ha, fino ad ora, né sospesi a divinis, né, per quanto concerne Monsignor Schneider, rimossi da incarichi ufficiali nelle Diocesi.   Quale ne potrebbe essere il motivo?                                                                            

I ben pensanti, conservatori e moderati in testa, non hanno dubbi in proposito: la situazione all’interno della Chiesa Cattolica è notevolmente migliorata rispetto all’immediato post-Concilio. L’ermeneutica della continuità, il Summorum Pontificum[1], i colloqui dottrinali con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, le critiche “costruttive” formulate da parecchi studiosi, hanno contribuito a rompere il clima di assoluto ostracismo verso la Tradizione che esisteva negli anni ‘70 e ‘80.

Mi permetto, ferma restando la buona fede di costoro, di dissentire profondamente da questa posizione. In primo luogo, è innegabile che il processo di auto-demolizione della Chiesa sia notevolmente progredito negli ultimi decenni; si pensi anche solo ad Amoris Laetitia[2], alla Dichiarazione di Abu Dhabi[3] fino alla legittimazione pratica delle unioni civili omosessuali. In secondo luogo, non sono mancati, sempre nel medesimo periodo, pesantissimi provvedimenti disciplinari o siluramenti pratici a carico di personalità “ree” di affermazioni assai meno nette sul Concilio: Francescani dell’Immacolata, Cardinale Raymond Burke, Monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, Monsignor Mario Olivieri, ecc.

Ciò considerato penso che il vero motivo che giustifichi la mancanza di sanzioni stia nel fatto che, né Monsignor Viganò, né Monsignor Schneider si siano ancora impegnati attivamente nella formazione di giovani sacerdoti o nella pastorale vocazionale rivolta al futuro.

In questo clima di dichiarato disprezzo nei confronti della dottrina e del diritto non fanno probabilmente paura due voci isolate che gridano nel deserto. «Scrivano e parlino pure», forse si penserà a S. Marta, «ma non sono più molto giovani e, fra qualche anno, nessuno si ricorderà più di loro». Hanno, del resto, scritto e denunciato tanto ad esempio i Cardinali Siri e Caffarra, Monsignor Negri, ma, passati loro, sono arrivati i Bagnasco, gli Zuppi e i Perego. Altro giro, altra corsa, altro regalo!

I veri pericolosi, da fermare ad ogni costo, sono invece coloro che agiscono per il domani e, magari, anche per il dopodomani: ecco allora le sanzioni contro Monsignor Lefebvre, i Francescani dell’Immacolata, Monsignor Livieres, che, pochi purtroppo lo sanno, aveva fondato un seminario troppo fiorente a Ciuydad de l’Este in Paraguay. Ed anche, nel suo piccolo, Monsignor Mario Olivieri non aveva fatto di meno ad Albenga.

Certo, da un ragionamento di questo tipo, appare completamente assente la dimensione soprannaturale. In questa prospettiva contano, e non poco, la preghiera, la penitenza, la testimonianza orale e scritta. Noi sappiamo che ciò è vero, ma nei Sacri Palazzi la si pensa evidentemente in modo diametralmente opposto.

 

[1] È il Motu proprio, vale a dire l’atto legislativo del Papa emanato di propria iniziativa; con cui Benedetto XVI, il 7 luglio 2007, ha tolto quasi tutte le restrizioni alla celebrazione della Santa Messa secondo il Vetus Ordo, vale a dire secondo l’Antico Rito.

[2] Esortazione Apostolica di Papa Francesco del 19 marzo 2016, sull’amore in famiglia, che contraddice e/o “reinterpreta” principi cattolici sulla morale sessuale.

[3] Ufficialmente «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune», sottoscritto da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in cui, tra l’atro, si giunge ad affermare che la pluralità delle religioni è stata voluta da Dio!

 

 

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1 commento su “Non basta essere cattolici per venire puniti da Papa Francesco”

  1. Mi sembrano considerazioni politico ideologiche, dettate dalle condizioni di potere per un’alternativa politica di governo, che dal piano generale della vita civile di uno Stato nazionale, entrano a fra parte della vita politica della Chiesa Cattolica. Segni di decadenza in atto, all’apparenza inarrestabili, quando è venuta meno l’ortodossia e proprio mentre la realtà lasciava emergere le drammatiche mancanze di giustizia e di equità nella vita dei popoli. Quando Cristo è divenuto il fratello che soccorre e accompagna le nostre vite piegate dalla sofferenza. Una coincidenza storica percepita da Papa Francesco, come guida della Chiesa in Cristo da saldare con l’umanità dolente dei fedeli. Così, mentre tra noi Francesco è percepito come Padre e guida spirituale, da cattolici, ma anche dal popolo degli agnostici e dei laici, non è così, a leggere le considerazioni dell’articolo, da parte di alcuni della gerarchia della Chiesa Cattolica. Certo è che l’induzione alla conservazione di specie, che l’abitudine al potere prospetta all’animo dell’uomo, fatto di carne e di fragilità emotiva, come la storia e la cronaca dimostrano, appartengono anche al clero cattolico. Speriamo che l’assunzione di Cristo nella vita dei cattolici renda la Chiesa capace di essere la Casa del rifugio, del soccorso, del concilio, dell’avvertimento e del sostegno alle capacità umane, per imparare a lavorare insieme per il bene del Creato.

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