Lo diciamo chiaramente subito: nostro Signore Gesù Cristo ha promesso divina efficacia, nella vita del cristiano, solo alla preghiera. E lo ha fatto con parole inequivocabili e anche provocatorie: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la farò» (Gv 14,13), «Finora non avete chiesto niente nel mio nome: chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24). «Se avrete fede quanto un granellino di senape potrete dire a questo monte: spostati di qui a là, esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile» (Mt 17,20). Ed inoltre: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7, 7-8). Anche gli scritti apostolici del Nuovo Testamento sono in questa linea; un passo tra i tanti è questo: «Se qualcuno manca di sapienza la domandi a Dio. La domandi però con fede, perché chi esita somiglia all’onda del mare mossa e agitata dal vento, e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l’animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni» (Gc 1,5-8).

Non risulta mai, invece, una tale efficacia di risposta ad altri atti della vita umana, fossero anche gesti di solidarietà, di bontà o altro.

I primi cristiani che si imbatterono in queste parole furono posti di fronte ad un dilemma: dunque abbiamo tutto questo potere sul cuore di Dio? Ed è così facile ottenere? Basta chiedere così, semplicemente? Ma l’esperienza non ci dimostra il contrario? Quale monte si è mai spostato? Quali grazie sono state ottenute così facilmente, ad una semplice richiesta?

Il problema però è evidente ed iscritto nelle parole stesse del Signore: chiedere sì, ma con fede. Quello che il Signore desidera è la fede in Lui, la piena fiducia. Egli non è in Cielo per accontentarci a seconda dei nostri capricci, perché le “cose” servono solo ad alimentare l’amore, che è il fine ultimo della vita cristiana e la vita stessa del Cielo: la carità.

Senza amore non facciamo nulla e non andiamo da nessuna parte, ma l’amore è Dio, e per vivere la vita divina l’unica virtù necessaria è l’umiltà, il riconoscersi poveri peccatori e figli indegni. Ad un figlio, nulla si nega, quando questi manifesta una sua reale necessità, e tale è Dio: «Chi di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? (…) Ora, se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei Cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano” (Mt 7,9-11).

Ecco il punto: domandare. Chiedere a Dio le “cose buone” che corrispondono alla sua Volontà e al nostro vero bene.

Il vero cristiano è uno che chiede tutto, perché da sè egli non ha nulla, nemmeno il proprio respiro, nemmeno la prossima mezz’ora di vita. L’orgoglioso invece non prega mai perché ritiene di fare tutto da sè, di non avere bisogno di nessuno. A chi dunque deve chiedere le cose? Egli non ha bisogno di nulla.

L’anima che prega è invece come un bambino piccolo che va dal papà domandandogli umilmente ogni cosa, perché di tutto egli ha bisogno, e il padre nulla gli negherà di ciò che realmente gli serve. È  così semplice…

Eppure, proprio sul tema della preghiera si combatte la grande battaglia tra l’orgoglio e l’umiltà. Se Eva avesse rivolto una preghiera al Padre: «Padre, vedo che questo frutto dell’albero è molto buono, ma tu mi hai detto di non prenderne: aiutami e rafforzami in questa volontà, perché voglio mantenere la tua amicizia», Egli l’avrebbe soccorsa.  E poi chi l’ha detto che i monti non si spostano? San Francesco scrive che proprio su questo passo del Vangelo vinse una sua tentazione che lo tormentò per anni. Ascoltando quel versetto, egli si rivolse al monte che stava nel suo cuore e che lo opprimeva da tempo e gli ordinò, in nome di Cristo, di andarsene, di spostarsi immediatamente, ed esso lo fece. Si sentì subito libero. I monti non sono solo quelli di roccia come il monte Bianco o l’Everest… In ogni caso, qui si sperimentò l’efficacia della parola evangelica: il monte si spostò davvero all’istante.

La preghiera, dunque, è il linguaggio degli umili. E il popolo di Dio è fatto dagli umili di cuore, di coloro che si fidano, che credono. Don Dolindo Ruotolo diceva che la preghiera è l’unica forza dell’uomo e l’unica “debolezza” di Dio. «L’Onnipotente – affermava – è vinto dalla preghiera, dona a chi prega, conforta chi prega».

Sono parole che vanno meditate. In effetti alla preghiera è assicurata una forza incredibile: si possono fermare le guerre, ottenere grazie per i peccatori, addirittura “fermare” gente che sta per precipitare nell’Inferno, come disse la Vergine Maria ai tre pastorelli di Fatima dopo aver mostrato loro la spaventosa visione dell’Inferno.

Scrive don Didimo Mantiero, un sacerdote di Bassano del Grappa morto in concetto di santità: «L’insistenza della preghiera orienta l’anima verso Dio, accresce il senso dell’umiltà, accende l’amore. Se non ti vedi esaudito, non cedere alla tentazione di lasciare la preghiera: insisti con profonda umiltà, con vera fede, con forte amore. Dio, nella sua infinita perfezione, ha quasi una debolezza: non sa resistere a chi veramente prega. Quando pregate, vi scongiuro, fatelo con una fede vivissima. Non importa che non vediamo i frutti della nostra preghiera; Dio è con noi e ci esaudirà. Il tutto fate con la più grande confidenza, come se aveste già ottenuto ciò che domandate. Non resterete ingannati, ve lo assicuro. Anche quando ci sembra di non essere stati esauditi, è allora che Dio ci sta preparando i favori più grandi. Gesù ci insegna a pregare fino a divenire seccatori. Come il giudice iniquo finisce col cedere all’insistenza della vedova, così Dio finisce per esaudire. Dio cui parlate è lì, e vi ascolta. Ditegli tante cose. Non dubitate mai, una volta pregato, di avere già ottenuto. E così che i santi facevano miracoli». E concludeva: «La preghiera che scaturisce dalla fede incollabile è la forza più grande a disposizione dell’uomo per cambiare il mondo».

Queste parole valgono più di mille Sinodi e di documenti, di “anni del giovane, del malato, della casalinga, ecc.”, di giornate per la pace o per i bisogni delle foreste. Valgono più di marce e simposi, perché la preghiera umile smuove, mentre i documenti… non si sa.

I primi cristiani capirono da subito le parole del Signore, e appena finì il tempo delle persecuzioni romane, nei primi secoli, iniziò l’epoca dei monaci, persone che lasciavano tutto e si ritiravano nelle spelonche e nei monasteri per fare… che cosa? Per pregare. Per mettersi davanti a Dio a compiere l’unica opera efficace che agisce sul suo Cuore divino, per il bene della Chiesa e dell’umanità intera.

Se crolla la preghiera, tutto crolla, e non avremo più speranze per contrastare il dilagare dell’orgoglio umano che pretende di costruire la città terrena senza Dio, una torre di Babele senza alcuna speranza.

La Chiesa deve dare solo questa risposta e questa speranza all’umanità intera, e lo può fare solo se ritroverà la fiducia nella potenza della preghiera.

Non v’è altra via. E questo è compito nostro. Occorre solo credere.

 

 

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