Il 14 ottobre 2018, in Piazza San Pietro, la Chiesa proporrà sette figure di santi. Singolare certo che nella stessa cerimonia, tre dei canonizzati siano stati proclamati beati da Paolo VI: Nunzio Sulprizio, Vincenzo Romano e Maria Caterina Kasper.

Le vicende di ogni santo sono straordinariamente significative, anche quando riguardano personaggi semplici. Così fu per la Kasper, una povera contadina tedesca divenuta fondatrice di una grande famiglia religiosa. Umilmente diceva di sé: «Io non lo potevo e non lo volevo, è Dio che l’ha voluto». Aveva conosciuto personalmente gli affanni dei poveri e per questo volle dedicarsi con tenacia ad alleviare le sofferenze altrui.

Caterina nacque il 26 maggio 1820 a Dernbach, un villaggio dell’Assia, in una numerosa famiglia contadina. Poté frequentare poco la scuola, amava però molto leggere, soprattutto la Bibbia e l’Imitazione di Cristo, maturando presto la vocazione religiosa. Passò l’adolescenza lavorando nei campi e tra i lavori che dovette fare ci fu persino quello di spaccare pietre per la costruzione di strade. Proprio durante questo impiego ebbe la chiara visione che avrebbero dato vita ad una famiglia religiosa. Tra i suoi pensieri leggiamo: «Quando mi recavo sola al lavoro sentivo in me la presenza di Dio. Sentivo la voce dello Spirito Santo che mi parlava, e percepivo la presenza del mio Angelo Custode. Tutto questo mi rendeva felice e cantavo di gioia, lavoravo con più lena e facevo per due». Il suo buon umore era contagioso, e nonostante le ristrettezze familiari aveva sempre qualcosa da donare ai più poveri. Si recava spesso al Santuario mariano di Heilborn, portando con sé alcuni bambini.

Il sacerdote del suo paese le permise di accostarsi spesso alla comunione, cosa a quei tempi eccezionale. Nel 1842 morirono il fratello e il padre, al dolore seguì un peggioramento dei problemi economici. Venduta la casa, la famiglia si divise: Caterina e la mamma per mantenersi svolsero lavori di tessitura. Dopo la morte della madre, senza nessun mezzo economico, ma aiutata dai suoi parrocchiani, convinse il Vescovo di Limburgo ad aprire una “piccola casa” in cui, nel 1845, con le prime compagne istituì un’Associazione di Carità. Le aiutò il sindaco, come pure un amico costruttore e il giorno dell’Assunta del 1848 fu inaugurato un fabbricato per ospitare alcuni poveri del paese, mentre sbocciavano nuove vocazioni. Pensando a Maria, l’ancella del Signore, Madre Kasper chiamò le sue compagne Povere Ancelle di Gesù Cristo. Tre anni dopo fecero la vestizione, sempre nel giorno dell’Assunta: si dovette fare la cerimonia all’aperto, visto il grande numero di consacrate. Disse: «Ora mi sento capace di tutto; non indietreggerò dinanzi a niente». Era indispensabile che le aspiranti religiose fossero umili e avessero una ferma volontà. Diceva: «La più grande disgrazia per noi sarebbe quella di avere nella nostra Casa una suora senza vocazione».

Capace di leggere nei cuori, mantenne fino agli ultimi anni di vita il compito di esaminare le postulanti, dedicandosi alla loro formazione. Diceva loro: «Tutto si deve fare per Dio, con Dio e in modo che Dio agisca attraverso noi. Dovunque siamo, siamo presso Dio». Insisteva sull’importanza di coniugare la vita interiore e l’apostolato, era amata da tutte le sue “figlie spirituali”, visitava di continuo le varie comunità, sempre più numerose. Lo sviluppo della congregazione fu prodigioso e Madre Maria Caterina per ben cinque volte consecutive fu eletta superiora generale. Dal 1854 le Povere Ancelle si dedicarono anche all’insegnamento, ma nonostante tanto bene compiuto, dovettero subire l’opposizione delle correnti politiche anticattoliche (il Kulturkampf di Bismarck). Nel 1859 la congregazione aprì alcune case in Olanda. Madre Maria Caterina, senza avere mai il denaro sufficiente, affrontava spese considerevoli per fondare nuove comunità. Un giorno, un funzionario del Governo le disse: «Beate voi! Non avete denaro e fate la carità». Pio IX concesse alle Povere Ancelle di Gesù Cristo il Decreto di Lode il 9 marzo 1860. Nel 1868 raggiunsero gli Stati Uniti, poi vennero richieste a Londra in aiuto degli immigrati tedeschi. Nel 1890 la Santa Sede approvò le Costituzioni: nelle mani della fondatrice avevano già professato circa quattrocento suore.

Caterina Kasper, colpita da infarto il 27 gennaio, morì il 2 febbraio 1898. Il 16 aprile 1978, in occasione della beatificazione, Paolo V disse: «Proprio questa umile donna, sprovvista di qualsiasi mezzo offerto dal progresso tecnico, senza cultura e senza denaro, riuscì a dar vita a una grande opera di cultura e di promozione sociale, confermando così la verità profonda delle parole di San Paolo, secondo cui «Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti» (1 Cor. 1, 27). Perciò, anche la povertà volontaria e la carità ammirevole di Madre Maria Caterina, tradotte in generoso servizio per i più poveri e abbandonati, rappresentano un monito severo ed esigente rivolto alla nostra generazione, spesso tesa verso la ricchezza privata ed egoista e l’edonismo a qualunque costo. La nuova Beata oppone alle insidiose inclinazioni materialistiche e consumistiche della società odierna l’altruistica dedizione per ogni sofferente, così che la solidarietà e la socialità – di cui oggi tanto si parla – non rimangano soltanto parole, ma diventino esercizio concreto e quotidiano di un dovere, che il Cristianesimo porta alle sue vette più luminose. Per Madre Maria Caterina Dio era tutto, e il suo filiale amore per Lui ha trovato autentica espressione in un amore sconfinato per il prossimo». Oggi la congregazione è presente anche in India, Brasile, Messico, Kenya e Nigeria.

 

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