L’Associazione Regina Elena Odv, presieduta a livello internazionale da S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia (dal 2014 la delegazione italiana è affidata al presidente Ilario Bortolan), presente in 56 Stati e fondata in Francia il 28 novembre 1985 e che si ispira all’esempio della «Regina della Carità», ha voluto commemorare il Maggiore Francesco Baracca il 19 giugno scorso, nel giorno della sua scomparsa mentre nel 1918 era in missione durante la prima guerra mondiale. «Europa Cristiana» lo ricorda grazie ad un articolo pubblicato dall’Agenzia Stampa «Tricolore».

 

Alcuni membri della 91ª Squadriglia aeroplani da caccia. Da sinistra: Gastone Novelli, Ferruccio Ranza, Fulco Ruffo di Calabria, Bartolomeo Costantini, Francesco Baracca.

 

Francesco Baracca nasce il 9 maggio 1888 da Paolina Biancoli e da Enrico. Da giovane segue dapprima la scuola dei Padri Salesiani di Lugo, poi gli studi presso gli Scolopi della Badia Fiesolana, per terminarli al Liceo “Dante” di Firenze. Dopo il brevetto civile di pilota d’aeroplano consegue quello di pilota militare e fino al 1915 si dedica al perfezionamento del suo addestramento.
Alla vigilia della guerra, Baracca giunge a Parigi dove si specializza sui nuovi biplani da caccia Nieuport all’aeroporto di Le Bourget. Rientrato in Italia nel luglio del 1915, esegue voli di pattugliamento ed ottiene la prima vittoria il 7 aprile 1916 ai comandi di un Nieuport con il quale abbatte un Aviatik austriaco.

Per le sue azioni di guerra, riceve una Medaglia di bronzo, tre d’argento, la Croce di cavaliere nell’Ordine Militare di Savoia, la Croce di ufficiale nell’Ordine della Corona del Regno del Belgio e la Medaglia d’oro al Valor Militare, con la quale viene premiato per l’abbattimento del trentesimo aereo nemico sul monte Kaberlaba, nell’altopiano di Asiago. Nella primavera del 1917 comanda la 91^ Squadriglia, unità che, per la capacità dei suoi piloti e gli abbattimenti effettuati, viene definita la “Squadriglia degli Assi”.

Il 15 giugno 1918, in una spedizione a San Biagio di Collalta (TV), ottiene la 34a vittoria ed il 19 giugno, uscito per un’azione di mitragliamento a volo radente sul Montello, il suo Spad XIII viene colpito dagli austriaci presso l’Abbazia di Nervesa. Il 23 giugno il suo corpo, accanto ai resti del velivolo, viene scoperto nel Montello quasi per caso dall’ufficiale di artiglieria Ambrogio Gobbi. La salma del Maggiore Baracca, ustionata in più punti, presenta una ferita penetrante sulla tempia destra. Le ali e la carlinga dello Spad sono carbonizzati, il motore e la mitragliatrice infissi nel suolo, il serbatoio della benzina presenta due fori da pallottole incendiarie. Le esequie di Baracca si svolgono il 26 giugno a Quinto di Treviso: l’elogio funebre è pronunciato da Gabriele D’Annunzio.

Il 28 il feretro giunge a Lugo ed il 30 hanno luogo i funerali davanti ad una folla imponente. Un piccolo tempio vuole ricorda il luogo dove l’aviatore romagnolo, uno dei personaggi più famosi della Grande Guerra, venne abbattuto durante la Battaglia del Solstizio il 19 giugno 1918. I lavori iniziarono poco dopo la fine del conflitto in modo che il Sacello potesse essere inaugurato solennemente il giorno del primo anniversario della sua morte. Si tratta di un’opera composta da otto colonne doriche, contornate da dei fregi metallici intrecciati tra loro, che sostengono la cupola sormontata da una piccola croce. Sul piccolo tamburo si possono leggere le seguenti parole: “Così principia/il salmo di questo re/19 – 6 – 1918/ Di morte in morte/Di meta in meta/Di vittoria in vittoria/Così comincia/Il suo inno senza lira”. Alla base invece, su una lastra di marmo di Verona, si possono vedere i simboli a cui era legato Francesco, ovvero l’ippogrifo ed il cavallino rampante oltre alle firme dei genitori.
Il Museo Francesco Baracca ricorda che a Ravenna, quando il 16 giugno 1923 Enzo Ferrari, guidando l’Alfa Romeo insieme a Giulio Ramponi, vince il primo Circuito del Savio, incontra il Conte Enrico Baracca, padre di Francesco, già conosciuto qualche tempo prima a Bologna. Da quel secondo incontro, come lo stesso Ferrari scrive il 3 luglio 1985 allo storico lughese Giovanni Manzoni, nasce quello successivo con la madre, Contessa Paolina Biancoli. Scrive il noto costruttore di Maranello: “Fu essa a dirmi un giorno: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna ” (…) “Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori con cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena” conclude Enzo Ferrari.

 

Stemma della famiglia Baracca

 

 

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