In Europa è in atto un processo di crescita della combustione dei corpi dei defunti, con un parallelo arretramento delle forme di sepoltura tradizionali (la tumulazione e l’inumazione nel terreno), processo che porta la cremazione a raggiungere la quota del 40% delle preferenze della popolazione europea. In Italia, infatti, si è passati dalle 1.051 cremazioni del 1970, alle 5.809 del 1990, per arrivare poi alle 77.370 del 2010 e fino alle 194.669 del 2019[1], collocando così il Paese al quarto posto in Europa per numero di cremazioni, dopo Gran Bretagna, Germania e Francia. Il fenomeno della cremazione cresce soprattutto al Nord, con una maggiore presenza di forni crematori, ma, da pochi anni, sta prendendo piede anche al Sud, mentre rimane sostanzialmente stabile al Centro. Tuttavia la maggiore concentrazione di cremazioni si riscontra nelle città metropolitane.

A proposito di questa pratica, l’accademico di Francia Henri Lavedan (1859-1940), che assistette alla cremazione di un cadavere umano al forno crematorio di Milano, riferiva: «certamente, è la più toccante impressione di orrore che io abbia mai provato, tale che non cercherò nemmeno di renderla. Al solo ricordo di quel corpo che si contorceva, di quelle braccia che battevano l’aria, chiedendo grazia, di quelle dita contratte e che si arrotolavano come trucioli, di quelle gambe nere che tiravano grandi calci con i piedi, avendo preso fuoco come fossero torce (un momento ho creduto di sentirlo urlare), mi vengono i brividi, ho il sudore freddo alla fronte e retrospettivamente patisco anch’io il supplizio di quel morto sconosciuto di cui ho inteso la carne gridare e protestare». Violentare il corpo di un defunto bruciandolo «è un atto di ferocia che ha lo scopo di fare scomparire il più in fretta e il più completamente possibile la spoglia mortale di coloro che ci sono più cari, e ciò il giorno stesso delle esequie, in mezzo alle lacrime di tutta la famiglia»[2].

Tutto questo accese un forte dibattito in Italia. Una testimonianza di questo contrasto, nella Milano di fine Ottocento, è costituita dalla pubblicazione del testo «Se sia lecito abbruciare i morti»[3], molto critico nei confronti della cremazione. Tuttavia per circa un secolo la cremazione, sebbene ammessa per legge, continuò ad essere del tutto marginale ed estranea al comune sentire della nostra civiltà.

 

 

La pratica della cremazione fu ufficialmente introdotta in Italia, proprio a seguito dell’unificazione risorgimentale, da un “libero muratore”, Salvatore Morelli (1824-1880), che presentò il 18 giugno 1867 alla Camera dei Deputati una proposta di legge (assieme ad altre proposte di impostazione radicale), da lui anche pubblicata con la prefazione di Giuseppe Garibaldi, che rientrava «in un progetto generale di laicizzazione dello Stato che si era bruscamente interrotto durante il fascismo»[4]. Un progetto generale della Massoneria italiana chiaro anche nel suo programma del 1874, che poneva il proposito di rendere i cimiteri esclusivamente civili, senza distinzioni tra culti, auspicando, inoltre, che la cremazione rimpiazzasse l’interramento. La Massoneria d’altronde aveva compreso che la diffusione della cremazione fosse un mezzo per intaccare l’integrità della Fede, come emerge da una sua circolare interna della fine del XIX secolo, che afferma: «La Chiesa romana ci ha lanciato una sfida condannando la cremazione dei corpi che la nostra società aveva finora propagato con i migliori risultati. I Fratelli dovrebbero usare ogni mezzo per diffondere l’uso della cremazione. La Chiesa, proibendo di bruciare i corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e suoi morti, sulle coscienze e sui corpi, e cerca di conservare nel volgo le credenze, oggi dissipate alla luce della scienza, che toccano l’anima spirituale e la vita futura».

Il 22 febbraio 1876 fu inaugurato il primo Tempio crematorio in Italia, presso il Cimitero Monumentale di Milano, con l’incenerimento delle spoglie mummificate di Alberto Keller (1800-1874)[5]. Il tempio, che presenta molti richiami al simbolismo massonico, era stato progettato dall’architetto Carlo Francesco Maciachini (1818-1899), con l’aiuto dell’ingegnere Celeste Clerichetti (1835-1887), e «costituisce una significativa testimonianza del positivismo ottocentesco e della sua fede nel valore della scienza. […] Keller voleva promuovere per “fini igienici e filantropici” la pratica della cremazione. Argomento assai difficile per quell’epoca in quanto si scontrava contro il dogma cattolico della “resurrezione della carne”»[6].

 

 

Questo primo rito crematorio era stato autorizzato, dopo la caduta della Destra storica, dal ministro degli Interni Giovanni Nicotera (1828-1894) del nuovo Governo, guidato dal Presidente del Consiglio Agostino Depretis (1813-1887), entrambi afferenti al gruppo parlamentare della Sinistra storica. Nel 1878 Gaetano Pini (1946-1987), un altro “grembiulino”, fondò la prima Socrem[7]. Successivamente molte altre società per la cremazione sorsero in varie città, così da rendere necessario riunirle in una lega italiana, a guida massonica. Con l’operato di Pini, inoltre, fu presto emanata la legge Crispi, con cui dal 1888 la cremazione dei corpi dei defunti, contrariamente alle nostre tradizioni cristiane ed al parere assolutamente negativo della Chiesa, entrò a far parte dell’ordinamento giuridico italiano.

Nel Novecento, successivamente alla promulgazione del Codice di Diritto canonico del 1917, il Sant’Uffizio ricordava come siano i nemici del Cristianesimo coloro che propagano la cremazione dei cadaveri: «[…] In questo costume barbaro, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle origini, ha costantemente proscritto, ve ne sono molti, anche tra i cattolici, che non esitano a vedere i vantaggi più lodevoli dovuti ai cosiddetti  progressi  moderni ed alla pubblica igiene. Così, la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta nel modo più vivo i pastori del gregge cristiano a mostrare ai fedeli, di cui hanno la cura, che in fondo i nemici del cristianesimo vantano e propagano la cremazione dei cadaveri solo allo scopo di distogliere poco per volta le menti dalla meditazione della morte, di togliere loro la speranza della resurrezione dei morti e di aprire in tal modo la via al materialismo. Di conseguenza, benché la cremazione dei corpi non sia in sé un male in assoluto e in certe congiunture straordinarie, per delle ragioni gravi e ben accertate di ordine pubblico, essa possa essere autorizzata, ed infatti lo sia, non per questo è meno evidente che la sua pratica usuale e in qualche modo sistematica, così come la propaganda in suo favore, costituiscono atti empi, scandalosi e perciò gravemente illeciti; è quindi a buon diritto che i Sommo Pontefici, a più riprese, e ultimamente ancora nel Codice di diritto canonico pubblicato recentemente, l’avevano disapprovata e continuano a disapprovarla». E questa istruzione concludeva chiedendo che «i preti non cessino mai di esaltare l’eminenza, l’utilità ed il significato sublime della sepoltura ecclesiastica, sia privata che pubblica, affinché i fedeli, perfettamente istruiti sulle intenzioni della Chiesa, si distolgano con orrore dall’empia pratica della cremazione»[8].

Nel 2013, in occasione del bicentenario dalla nascita di Paolo Gorini (1813-1881), l’inventore del moderno forno crematorio, il Grand’Oriente d’Italia depose a Lodi una corona al monumento di Gorini, alla presenza delle autorità civili, mentre nel 2015 Bruno Segre, massone e Presidente onorario della FISC[9], ha inviato all’Ufficio di Gabinetto del Ministero per lo Sviluppo Economico la richiesta di emissione di un francobollo dedicato alla cremazione.

Mentre continua, come nei secoli scorsi, a manifestarsi esplicitamente il legame tra Massoneria e cremazione, oggi si rileva come, a differenza del passato, tale pratica sia stata del tutto “sdoganata” nella nostra società, parallelamente all’avanzare del materialismo, dello gnosticismo e del sentimento anticristiano. Tale avanzata è senz’altro coincisa con il dialogo con il mondo della Chiesa. Mentre le Chiese ortodosse vietano ancora oggi l’incenerimento dei defunti, «nel 1963, a seguito del Concilio Vaticano II, la Chiesa di Roma, con l’istruzione Piam et constantem della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, invitò i vescovi a predicare l’inumazione, seguendo la pratica tradizionale della Chiesa. Tuttavia, dispose contemporaneamente che potessero avere la sepoltura ecclesiastica anche quei fedeli che avessero scelto di farsi cremare, a condizione che la loro decisione non derivasse dalla negazione dei dogmi cristiani, da appartenenze a sette, dall’odio verso la religione cattolica o verso la Chiesa. Da qui si è avviato un pendio scivoloso…»[10], che sta portando i cattolici e la società all’allontanamento da tutte quelle nostre millenarie tradizioni, compresa quella della sepoltura, tradizioni che esprimono la Fede cristiana e cattolica, oltre che la nostra stessa civiltà.

 

 

[1] Statistiche sulla cremazione di cadaveri in Italia di Utilitalia – Sefit.

[2] Monsignor Charles-Emile Freppel (1827-1891).

[3] Don Giacomo Scurati, Tipografia San Giuseppe, Milano, 1885.

[4] Marco Rocchi, Cinquant’anni di divorzio in Italia, Avanti!, 1° dicembre 2020.

[5] Noto industriale e commerciante nel settore della seta, affiliato alla Massoneria, che aveva stanziato una cospicua somma affinché a Milano fosse introdotta la pratica della cremazione.

[6] Cimitero Monumentale, Templio crematorio, https://monumentale.comune.milano.it/cimitero-monumentale/tempio-crematorio.

[7] Società per la Cremazione Italiana.

[8] Cadaverum cremationis (19 giugno 1926), rivolta agli Ordinari del luogo del mondo intero.

[9] Federazione Italiana Società di Cremazione.

[10] Cristina Siccardi, La rivoluzione del Martirologio Cristiano, Corrispondenza Romana, 4 novembre 2020.

 

 

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