In questo articolo tratteremo di un edificio relativamente poco conosciuto, la cui popolarità risulta purtroppo offuscata dal vicino, e ben più noto, santuario di Vicoforte Mondovì. Ovviamente non ha alcun senso stilare classifiche fra i luoghi beneficati dalla Beata Vergine. Vicoforte poté tuttavia ottenere una maggiore notorietà a causa della forte predilezione esercitata da alcuni duchi di Casa Savoia, che ne fecero uno dei sepolcreti di famiglia. Con questo scritto intendiamo, dunque, soltanto esporre le vicende, molto ben documentate, di due apparizioni mariane riconosciute e meritevoli di essere divulgate. Ci riferiamo al Santuario di Nostra Signora delle Grazie che sorge nella frazione Mellea del comune di Farigliano, in provincia di Cuneo. Siamo nel pieno delle cosiddette Langhe, le colline molto note per i loro apprezzati panorami, i vini pregiati, i tartufi e le eccellenti nocciole. Il tempio si trova lungo la strada che collega Carrù a Farigliano. Il nome della località, Mellea, fa sicuramente riferimento alle api, al miele ed alla diffusa produzione di questo prezioso alimento.

La prima apparizione

A Mellea si verificarono due apparizioni mariane, esattamente a un secolo di distanza l’una dall’altra. Il caso risulta relativamente raro, ma non unico, nella storia delle manifestazioni celesti. La nostra fonte è un articolo del sacerdote salesiano don Mario Morra. Il primo episodio si registrò il 20 maggio 1537, domenica di Pentecoste. Un certo Antonio di Momiliano, un savoiardo emigrato in Piemonte, essendo molto malato e storpio, tanto da doversi necessariamente muovere a carponi aiutandosi con le mani, decise di recarsi a Carrù per cercare conforto attraverso le cure di un medico. Antonio, che soffriva forti dolori da molti anni, era accompagnato da un amico caritatevole.

Una volta attraversato il Tanaro, egli riesce, con grande fatica, a risalire la scarpata boscosa fino al piccolo secondo terrazzamento sovrastante il corso del fiume. Qui, esausto e debilitato, decide di fermarsi brevemente per riposare, sedendosi tra gli alberi.

Improvvisamente, circondata da una luce abbagliante, gli appare una bellissima Signora seduta su un sasso e vestita di bianco. Il pover uomo, attonito e stupito, non riesce a rendersi conto di quanto gli sta accadendo. Spinto però da un’ispirazione del cuore, fissa il suo sguardo sull’augusta persona, che lo guarda con dolcezza e gli chiede dove stesse andando e per quale motivo.

Pieno di Fede e di fiducia egli risponde, allora, che sta andando alla ricerca di chi possa dargli sollievo per la sua malattia. A questo punto, la Signora gli risponde: «Levati in piedi perché qui vi è una Vergine che fa miracoli». Dopo queste parole Antonio si rizza immediatamente sulle gambe, che da molti anni non lo reggevano, e si sente improvvisamente guarito. La Madonna presto scompare e l’uomo, piangendo dalla gioia, non cessa di baciare la pietra su cui Maria era seduta.

Manda dunque l’amico a Farigliano per annunciare la straordinaria notizia. A seguito di ciò accorrono presto i residenti del paese, e delle località vicine, portando malati di ogni genere. Fra questi vi è anche un certo Marco Cornero di Fossano che può camminare solo grazie all’aiuto delle stampelle. Avvicinatosi al veggente, gli chiede di indicargli il luogo dove era apparsa la Beata Vergine e di chiedere anche per lui la guarigione. Dopo poco Antonio esclama: «Eccola…!».

Marco non la vede, ma si sente comunque immediatamente risanato. Pieno di gioia e riconoscenza egli appende le stampelle, ormai inutili,  ad un albero prospicente il masso dell’apparizione.

Da quel giorno le grazie non cessarono e molti pellegrini iniziarono ad affluire verso il piccolo pianoro. Gli abitanti di Farigliano decisero di rivolgersi al Vescovo di Alba, da cui dipendeva allora quel territorio,  affinché iniziasse una ricognizione canonica ed autorizzasse l’erezione di una cappella.

Mons. Marco Girolamo Vida (1485 – 1566), che già era al corrente degli eventi, istituisce subito un regolare processo ed invia un suo delegato per la raccolta di testimonianze ed altri elementi utili alle indagini. Monsignor Vida, è bene ricordarlo, era un grande erudito, poeta e amico di San Carlo Borromeo. Al termine dell’approfondita inchiesta il Vescovo dichiara i fatti «veri ed autentici» e concede l’autorizzazione per la costruzione di una cappella dedicata alla Santa Vergine. Intanto, proprio durante i lavori di edificazione, i prodigi non cessano. Sembra proprio che Maria gradisse particolarmente l’erezione di quel primo Santuario. Si registra, infatti, la guarigione miracolosa anche della figlia di un certo Gallo Brignone di Clavesana, anch’ella in grado di muoversi solo con l’aiuto delle stampelle. Pure un soldato, agli ordini del capitano Fantone,  dichiarerà di essere stato improvvisamente risanato dalla paralisi ad un braccio. Inoltre, riebbe l’udito e la parola un contadino sordomuto.

In pochi mesi, grazie al fervore dei paesani, la cappella è terminata e viene affidata ai Fratelli Disciplinati di Farigliano. Nel 1597 il piccolo edificio sacro sarà purtroppo saccheggiato dai soldati francesi presenti nella zona.

La seconda apparizione  

La seconda manifestazione celeste si verificò, come detto, circa cento anni dopo e precisamente il 10 aprile 1637. Era esattamente il Venerdì Santo. Questa volta la Madonna apparve ad un giovane pastore del paese, Giovanni Ferrero di Biagio, che si era rifugiato nella cappella per sfuggire ad una violentissima grandinata. La Beata Vergine gli apparve, in atteggiamento rassicurante, sull’Altare della chiesetta ed immediatamente la tempesta cessò senza recare alcun danno ai campi circostanti. Il fatto è documentato da un atto ufficiale rogato dal notaio ducale di Farigliano, Bernardo Mancardi.

Dopo questo ulteriore prodigio si avviarono, con maggiore determinazione, i lavori per l’edificazione di un vero e proprio santuario dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. La cura del nuovo tempio fu affidata, in un primo momento, ai monaci Cistercensi che poi cedettero l’incarico, nel 1647, ai Frati Minori Conventuali.

Costoro, solo cinquanta anni dopo, e cioè nel 1697, terminarono l’edificazione del convento, dotato di un semplice, ma bellissimo chiostro. Nel 2009 i francescani hanno abbandonato il convento ed oggi la Diocesi lo ha affidato alla comunità «Giovanni XXIII», fondata da don Oreste Benzi.

La venerazione dei paesani

Anche nei decenni successivi si ebbero a Mellea grazie particolari che hanno continuamente ravvivato la Fede dei fariglianesi. Nel 1743, ad esempio, la zona circostante fu colpita da una terribile pestilenza. Tutti i borghi vicini subirono numerose vittime. Furono allora organizzate pubbliche preghiere al Santuario e il paese fu miracolosamente preservato dall’epidemia.

Nel 1796 il Podestà, con tutto il Consiglio Comunale, attribuì ufficialmente all’intercessione di Maria la scampata distruzione di Farigliano da parte delle truppe rivoluzionarie francesi che avevano pesantemente devastato e saccheggiato i territori delle Langhe Monregalesi. Si deliberò allora che, in segno di devoto ringraziamento, ogni anno il Parroco, il Sindaco e tutti i consiglieri avrebbero guidato una solenne processione dal paese al santuario. La pia tradizione si è mantenuta ininterrottamente fino ad oggi.

Dopo la restaurazione, il Santuario di Mellea, insieme alle parrocchie circostanti, passò dalla giurisdizione della Diocesi di Alba a quella di Mondovì.

Si ricorda, infine, la data della solenne incoronazione del quadro miracoloso avvenuta il 1° settembre 1850. Questo bel dipinto, di autore ignoto, raffigura la Madonna che regge Gesù Bambino sul ginocchio sinistro, mentre il piccolo San Giovanni Battista offre ad entrambi un mazzo di fiori. L’icona può essere presumibilmente datata alla prima metà del XVI secolo.

Al termine di questo scritto ci permettiamo solo qualche breve riflessione. Innanzitutto abbiamo potuto notare, e la cosa non è trascurabile, come anche un Santuario conosciuto solo a livello locale possa, in fin dei conti,  vantare comunque una storia notevole e ben documentata da atti ufficiali. Da ciò ne deriva una semplice considerazione: tenendo conto del materiale semi-sconosciuto relativo a molte manifestazioni soprannaturali del passato, anche solo in un territorio ristretto come il nord-ovest d’Italia, non appare irragionevole ipotizzare che queste manifestazioni siano state assai più numerose rispetto a quanto immaginiamo. Ce ne saranno state sicuramente parecchie rimaste segrete, per esplicita richiesta del Cielo o per la venuta meno delle testimonianze scritte. Ecco perché i fatti più antichi, precedenti grosso modo al XIV secolo, spesso sono catalogati sbrigativamente dai cosiddetti esperti, come leggende o addirittura favole. È giusto pertanto studiare questi fenomeni, intensificare le ricerche, indagare con cura, affinché le Grazie di Maria, abbondanti in ogni tempo e luogo, vengano meglio conosciute dai cristiani di oggi.

 

 

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1 commento su “Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie di Mellea, testimonianza di una forte presenza mariana”

  1. Elettra BIANCHI

    PREZIOSE QUESTE TESTIMONIANZE CHE SI RIFERISCONO ALLA VERGINE AUXILIUM CHRISTIANORUM.
    In un periodo storico oscuro e di strisciante apostasia, di persecuzione dei valori cristiani e di dissipazione del sacro, l’approfondimento dell’incessante presenza di DIO. attraverso Maria, nel corso dei tempi è incoraggiamento alla fiducia, alla forza della preghiera e indirizzo verso una Fede paziente ma forte e sicura. Grazie !

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