Il Santuario della Madonna dei Miracoli, sito nel comune di Corbetta ad ovest di Milano, è sorto, innestandosi su un precedente edificio, a seguito della guarigione di un bambino sordo avvenuta esattamente giovedì 17 aprile 1555. L’avvenimento, già di per sé straordinario, fu accompagnato, secondo le testimonianze raccolte all’epoca, anche dal movimento delle immagini di Gesù Bambino e della S. Vergine Maria, dipinte in un affresco.

Fu proprio Gesù Bambino, con un gesto di ineffabile tenerezza, a scendere miracolosamente fra tre piccoli corbettesi che giocavano al cospetto della Sua S. Effige. Come non ricordare, a tal proposito, il noto passo evangelico: “Lasciate che i pargoli vengano a me” (Mt 19, 13-15).

Il luogo divenne pertanto meta di frequenti e numerosi pellegrinaggi, grazie anche alla devozione dimostrata dall’Arcivescovo milanese San Carlo Borromeo che promosse lo sviluppo del Santuario ottenendo inoltre, dallo zio Pontefice Pio IV, una Bolla di riconoscimento con la concessione di una speciale indulgenza plenaria a favore di chi lo avesse visitato nel giorno in cui si ricordava il miracolo.

 

Gli antefatti

Laddove oggi sorge il tempio, notevolmente abbellito ed ampliato, esisteva, almeno dalla metà del XIII secolo, una cappella extraurbana dedicata a San Nicola Vescovo. Il piccolo tempio si trovava vicino ai boschi ed era preceduto da un sagrato sterrato. La chiesetta fu riedificata, in forme più ampie ed in stile rinascimentale, intorno al 1450. Essa fu dotata di una cupola ottagonale che ancor oggi è presente sopra l’altare maggiore. Il noto pittore milanese Gregorio Zavattari fu dunque incaricato, al termine dei lavori,  di eseguire un affresco sulla facciata esterna di questa nuova chiesa.

Conosciamo con certezza la paternità del dipinto in quanto l’artista, già attivo nella decorazione della cappella della Regina Teodolinda nel Duomo di Monza, si preoccupò di datare e firmare personalmente l’opera. Lo Zavattari faceva parte di una famiglia di valenti pittori che fu attiva in Lombardia lungo tutto l’arco del XV secolo.

L’affresco, giunto fino a noi in buono stato di conservazione pur senza aver mai subito alcun restauro, raffigura la S. Vergine assisa su un trono di pietra mentre regge, sulle sue ginocchia, Gesù Bambino con la mano destra e la Sacra Scrittura con la sinistra. La Madonna, che porta una corona d’oro,  indossa un abito rosso, decorato da fiori e sovrastato da un manto azzurro foderato di verde. Ai lati del trono, il cui schienale risulta bordato di ermellino, compaiono due alberi carichi di frutti.

Si tratta di un’opera di dimensioni modeste, cm 186 X 96, e chiaramente ascrivibile, seppur non priva di suggestioni toscaneggianti, al tardo stile gotico lombardo.

 

Il singolare miracolo

L’evento che è tuttavia alla base della grande devozione mariana sviluppatasi in questo luogo benedetto presenta aspetti molto peculiari, non facilmente classificabili nelle categorie più frequenti delle manifestazioni celesti. Vi fu infatti una guarigione ma non una vera e propria apparizione. Come già detto il fatto straordinario avvenne verso mezzogiorno di giovedì 17 aprile 1555, nell’ottava della S. Pasqua.

Tre bambini, fra cui il piccolo sordomuto dalla nascita Giovanni Angelo Della Torre, soprannominato “Novello”, di dieci anni, giocavano a bocce nel piazzale antistante la cappella. Gli altri due fanciulli, di cui conosciamo esattamente i nomi si chiamavano Cesare dello Stampino e Antonio Della Torre, fratello del miracolato.

Ad un tratto il piccolo sordomuto, iniziando improvvisamente a parlare, indica agli altri compagni che il Bambin Gesù raffigurato nell’affresco, si era improvvisamente animato e, dopo essere sfuggito dalle braccia della Madre, era sceso fra di loro a giocare. La S. Vergine, dal canto Suo, si affrettò anch’essa a distaccarsi dalla facciata e, dopo aver recuperato il Divin Figlio, come una buona mamma premurosa, lo ricondusse tosto nell’affresco.

L’avvenimento fece ovviamente un grande scalpore. Negli ottanta giorni successivi anzi, con una frequenza impressionante, si registrarono oltre cinquanta ulteriori guarigioni, fra cui quelle di Serafino Barchetto il 20 aprile, di Beltramina Marcotti il 21 e di Pietro da Siena il 22. Per questo motivo il futuro Santuario verrà intitolato alla Beata Vergine dei Miracoli.

Chi sosteneva del resto che il racconto dei fanciulli era frutto solo della loro fantasia infantile, venne ben presto smentito sia dalla clamorosa guarigione di “Novello”, sia dall’imponente mole di risanamenti avvenuta nei giorni seguenti.

Si iniziò allora ben presto, esattamente l’anno successivo, ad ingrandire la chiesetta con l’intento di realizzare un vero e proprio Santuario.

Il processo di riconoscimento canonico, secondo i dettami del coevo Concilio di Trento, iniziò, su impulso del card. Carlo Borromeo, nel 1560 e si concluse positivamente, con la bolla “Unigeniti Filii Dei” di Papa Pio IV, il 31 agosto 1562. Tale bolla concedeva altresì un’indulgenza plenaria in forma giubilare a tutti i fedeli che, con le consuete disposizioni, avessero visitato l’immagine miracolosa nell’anniversario della Sua celeste manifestazione.

 

San Carlo e Corbetta

I lavori di ampliamento della chiesetta di San Nicolao, come anticipato, iniziarono subito negli anni successivi all’evento miracoloso. Molti pellegrini infatti affluivano da Milano e dai paesi limitrofi. L’idea progettuale, affidata all’architetto locale Vincenzo Seregni, si orientò immediatamente nella direzione di salvaguardare l’integrità dell’affresco, mantenendolo pertanto al suo posto. Si rese dunque necessaria la costruzione di un nuovo edificio antistante la cappella, dotato di un portico al piano terreno, e di un locale chiuso al primo piano affinché la vecchia facciata risultasse inglobata in esso. Ancor oggi, dopo secoli di ampliamenti e ristrutturazioni, permane questa impostazione. Il vero e proprio Santuario è quindi collocato in posizione sopraelevata e ad esso si accede attraverso due comodi scaloni laterali.

L’Arcivescovo San Carlo Borromeo, infaticabile ricostruttore della Diocesi ambrosiana, fu sempre molto devoto alla Madonna di Corbetta. Di lui si ricordano, oltre all’interessamento per la Bolla di riconoscimento, almeno tre pellegrinaggi. Il primo avvenne, nel corso della visita pastorale alla Parrocchia, nel 1570, il secondo durante la pestilenza del 1576 ed il terzo, molto ricordato dalle cronache coeve, all’inizio del pellegrinaggio a piedi che il santo compì, nel 1578, alla S. Sindone di Torino.

È assai nota, del resto, la profonda devozione mariana che contrassegnò tutto l’apostolato del grande Santo. Egli si adoperò attivamente per l’edificazione o l’ampliamento di numerosi santuari come quelli di Rho, Saronno, Caravaggio, Cressogno e tanti altri.

Anche oggi dunque i fedeli corbettesi conservano vivissimo il grato ricordo di questa predilezione ed accorrono numerosi nel giorno del Perdono anche da paesi e città vicine..

Nel terminare la storia di questo luogo sacro dobbiamo infine ricordare la solenne incoronazione delle Sacre Immagini che avvenne, in occasione del quarto centenario del primo miracolo, esattamente il 17 aprile 1955. L’incoronazione fu autorizzata dal Capitolo della Basilica di San Pietro sotto il pontificato di Papa Pio XII. L’evento era stato preceduto da importanti lavori di restauro iniziati nel 1914, con la costruzione del campanile e terminati nel 1954 con la risistemazione dell’antica chiesa di San Nicola. Nell’occasione la Beata Vergine di Corbetta fu altresì dichiarata Patrona della zona di Magenta.

L’insegnamento profondo che si irradia da questo Santuario ambrosiano è molto evangelico: Gesù e Maria amano soprattutto i piccoli, gli umili e i sofferenti. Come in tantissime altre manifestazioni celesti, sono loro i protagonisti e gli strumenti di cui la Grazia si serve per giungere all’umanità intera. Dobbiamo tutti diventare come bambini, come Novello quando corse per il paese di Corbetta ad annunciare i fatti straordinari di cui fu testimone.

 

 

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