Che cos’è che rende la fiaba poesia? Il fatto che ciascuna storia contiene sempre un pizzico di verità, nascosta dalla sana e infinita fantasia degli uomini che sanno riconoscere, accettare ed amare la realtà. Per questo ci lasciano le loro favole, per poter imparare qualcosa di nuovo e bello nella vita, indipendentemente dalla nostra età. Un buon esempio di questo tipo di favole (di VERE favole), con poesia e, soprattutto, sani principi, è il libro illustrato Tre dozzine di fiabe di La Fontaine (pubblicato da «I libri del Covile»), tradotto e curato dalla Dottoressa Gabriella Rouf. Con questo volume, Gabriella Rouf, più che alla nostra infanzia, ci riporta allo stesso Jean La Fontaine (1621 – 1695), uno dei più conosciuti, nonché più celebri poeti e scrittori di fiabe del ‘600 e anche oltre. È ricordato soprattutto per le sue storie che hanno come protagonisti gli animali, come La formica e la cicala, La volpe e l’uva, Il leone che va alla guerra...

Nel volume Tre dozzine di fiabe di La Fontaine, troviamo trentasei favole ideate dal poeta francese, scritte in versi e in rima; ciò attira molto la curiosità del lettore, tanto da rendere la lettura più interessante e, dal mio punto di vista, addirittura divertente.

La poesia, rispetto ai semplici testi, richiede più concentrazione per poterla comprendere al meglio. Di conseguenza, se una fiaba è scritta sottoforma di poesia è inevitabile che il lettore si concentri maggiormente su di essa, rispetto ad un testo scritto. Inoltre, anche l’apprezzamento è maggiore, proprio perché lo sforzo in più che è stato richiesto ci porta a conoscere un modo nuovo di leggere, studiare e/o conoscere. Imparare divertendosi, caratteristica tipica dell’infanzia, ma da conservare per la vita, in modo tale da poterla apprezzare ancora di più.

Come ho precedentemente accennato, Tre dozzine di fiabe di La Fontaine è un libro illustrato, con le incisioni all’acqua forte di tre illustratori (due francesi e uno inglese): François Chauveau (1613 – 1676), Jean Ignace Isidore Gérard, con lo pseudonimo «Grandville» (1803 – 1847) e Percy James Billinghurst (1871 – 1933).

Esattamente come la poesia, anche le illustrazioni hanno la loro importanza. Non solo facilitano la comprensione del testo, ma possono dargli un’immagine che va ben oltre l’apparenza.

Quando si legge, nella nostra mente affiorano immagini correlate ad ogni parola che passa attraverso i nostri occhi, creando così la scena, come se la stessimo effettivamente vedendo. Tuttavia, non tutti sono in grado di immaginare la storia che si sta leggendo nella sua completezza, ed è qui che le illustrazioni rivelano il loro vero valore. Esse si possono considerare come “i vassalli delle fiabe”: le fiabe sono l’elemento principale, ma le illustrazioni le valorizzano in maniera esponenziale.

Per permettere un grande apprezzamento nella lettura, è necessario, anzi, essenziale che le immagini rappresentanti le favole siano oggettivamente belle da vedere e precise nella raffigurazione, in modo da poter trasmettere al lettore non solo l’intero contenuto del testo in una sola immagine, ma anche l’atmosfera dell’ambiente e il carattere dei vari personaggi. Infatti, le incisioni contenute nel libro, realizzate in maniera molto realistica, riportano, sì, alla scena narrata, ma allo stesso tempo anche alla natura stessa dei personaggi, in particolar modo degli animali: la cicala che vive solo durante l’estate, il corvo che è scroccone e stonato, la volpe che è astuta e orgogliosa, il lupo che è maligno e presuntuoso.

Altra caratteristica di questo prezioso volume sono le note situate a piè di pagina, alla fine di ogni storia, che riportano la fonte originale della favola in questione e la spiegazione della poesia.

La cosa ancora più bella è la conclusione di ogni favola che si chiude riportando la propria morale. Ognuna di quest’ultime ci fa ricordare i vecchi, ma sempre veritieri detti:

  • Il corvo e la volpe: «Chi troppo si loda, alla fine s’imbroda».
  • La volpe e la cicogna: «Chi la fa, l’aspetti».
  • La volpe e l’uva: «Fare come la volpe con l’uva».
  • Il leone va alla guerra: «Ad ognuno il suo».

La morale è e rimarrà sempre la cosa più importante in una fiaba, perché è grazie ad essa se possiamo far nutrire la nostra coscienza e far crescere la nostra saggezza. Non importa se siamo figli, genitori, nipotini o nonni; non è mai troppo tardi per imparare, anche se dovesse rimanerci un solo secondo da vivere su questa terra.

 

 

 

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