Se non ci fosse stata una levata di scudi, l’Unione Europea, capitanata da Ursula von der Leyen, avrebbe eliminato dal lessico del nostro continente il termine Natale, perché non inclusivo. La gravità di questa scelta è abnorme: come già avvenuto nelle  migliori performance delle dittatoriali rivoluzioni si voleva distruggere il Natale eliminando addirittura la parola che rimanda alla nascita di Nostro Signore Gesù.

Per la Commissione demandata al preciso compito di rivedere il lessico per rendere politicamente corretto ciò che è razionalmente stabilito dal fluire del tempo, non è più sufficiente la smaccata secolarizzazione del Natale avviata da tempo, con tutto il suo mercimonio consumistico, ma c’era bisogno di eliminare proprio il vocabolo e gettarlo via per non offendere chi non crede al Natale, ovvero alla nascita di Gesù. Il termine sarebbe stato sostituito con un generico «periodo festivo».

La responsabile di tutto ciò ha un volto precisò, quello di Helena Dalli (classe 1962), politica maltese del Partito laburista (Malta), commissario europeo per l’uguaglianza nella Commissione von der Leyen. Questa volta l’Unione europea ha superato le avanguardie statunitensi. La Dalli, per favorire la comunicazione inclusiva, quella che sta stravolgendo i canoni della ragione per debordare nella follia, come per esempio il caso di «genitore 1 e genitore 2», ha presentato in accordo con la Commissione UE, le linee guida sulla comunicazione, linee così farneticanti che la Commissione ha ritenuto opportuno ritirarle in quanto l’opinione pubblica si è scatenata. La paventata e assurda discriminazione linguistica avrebbe, con la parola Natale e il suo relativo concetto, offeso la sensibilità di altre sensibilità religiose, elidendo così il patrimonio spirituale e culturale da cui ha avuto origine la stessa Europa che si è proprio sviluppata su fondamenta giudaico-cristiane, che già diversi anni fa Marcello Pera aveva innalzato, denunciando la non presenza nella Costituzione dell’Unione Europea e che ancora declama in ambito laicale, insieme alla voce religiosa del Papa emerito Benedetto XVI.

L’ideologia laico-atea contemporanea si sta imponendo in modo così aggressivo da non riuscire a frenare la spasmodica voglia di distruzione dell’identità Europa cristiana. L’onda di proteste venuta anche dall’Italia, in particolare per conto di Antonio Tajani di Forza Italia, presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017 al 3 luglio 2019, ha fermato la furia di Helena Dalli, la quale, in qualità di commissaria all’Uguaglianza, ha dichiarato che il documento deve essere elaborato meglio in quanto non sufficientemente maturo: «Stiamo esaminando queste preoccupazioni al fine di affrontarle in una versione aggiornata». Vedremo che cosa ci fornirà il nuovo vocabolario della comunicazione didattoriale che per non discriminare discrimina e vessa le buone e belle realtà come il Natale e tutti coloro che lo festeggiano, anche sacramentalmente.

Si è così frenata l’ingordigia anticristiana del regime dominante in Europa, ma certamente la commissaria come molti altri esponenti profondamente e sfacciatamente nemici dei valori cristiani non si rassegneranno.

Da papa Francesco, a capo della Cattolicità, non sono venute parole in difesa delle feste di Natale e neppure dei sacri nomi di Maria, Giuseppe, Giovanni… – che neppure negli Stati Uniti, da sempre anticipatori delle secolarizzazioni più radicali, non sono state mai prese finora in considerazione tali crudeli insipidezze – mentre il segretario di Stato si è fatto portavoce della Santa Sede in questi termini:

«Il manuale per la comunicazione dell’Unione Europea che invitando all’inclusione suggeriva di evitare determinate parole come “Miss” e “Mrs”, ma anche “Natale” e nomi come “Maria” o “Giovanni” è stato ritirato. Lo ha annunciato la commissaria per l’uguaglianza Helena Dalli: “Stiamo esaminando queste preoccupazioni al fine di affrontarle in una versione aggiornata”. Sulla vicenda questa mattina si è espresso il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, spiegando che la tendenza purtroppo è quella di omologare tutto, non sapendo rispettare le giuste differenze, alla fine si rischia di distruggere la persona»[1].

L’anima cristiana è ancora presente in questa malata Europa, molto più malata filosoficamente e spiritualmente che di Covid-19.

 

[1] https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-11/parolin-natale-cancellato-persona-discriminazioni-santa-sede.html

 

 

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