Non è e non vuole essere una domanda retorica.  E’ e può essere l’interrogativo, forse, angosciante, esagerato del bello racchiuso nell’arte e destinato a perdersi? Del bello che si fa arte nel mondo in cui vige la iconoclastia? Il selvaggio asservimento alle leggi di un mondo e di un mercato delinquenziale, di trafficanti d’arte. Senza scrupoli, con l’intento di trarre solo vantaggi e benefici economici? Qui, invece, è il titolo insieme del Catalogo, Gangemi Editore Internazionale, Arte e della mostra (Roma, 13 luglio-4 novembre 2021), allestita presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo. E’ un campionario di pregevoli opere d’arte, esposte a Castel Sant’Angelo, che arricchiscono il testo di cui ci stiamo occupando, e che, nella maggior parte dei casi sono state salvate, recuperate, restaurate, o perché illecitamente trafugate o perché finite sotto le furie dei movimenti tellurici, che hanno colpito l’Italia.

La pubblicazione, introdotta dal Generale di Brigata, Roberto Riccardi, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è stata curata da Vincenzo Lemmo. È  corredata di saggi firmati da: Beatrice Bentivoglio-Ravasio, Andreina Draghi, Paolo Iannelli, Mariastella Margozzi, Marica Mercalli, Danilo Ottaviani, Salvatore Rapicavoli, Roberto Riccardi, Caterina Rubino, Luigi Spadari. Le schede, invece,  portano le firme di:  Alessandra Acconci, Leonardo Bochiccio, Francesca Boldrighini, Giuseppe Cassio, Alessandro Cavagna, Alessandro Chiantaretto, Emanuele M. Ciampini, Vincenzo D’Ercole, Gilda Guerisoli, Vincenzo Lemmo, Daniele Federico Maras, Elena Marchionni, Sonia Martone, Sonia Melideo, Pierluigi Moriconi, Carlotta Schwarz, Gabriella Serio.

L’illustrazione di questo nuovo prodotto editoriale l’affidiamo a  Giuseppe Lepore, Presidente Centro Europeo per il Turismo, Cultura e Spettacolo, nonché ideatore ed organizzatore dell’evento espositivo. «La conservazione del nostro immenso patrimonio culturale è una priorità riconosciuta da tutti. Ancora oggi, nonostante l’instancabile lavoro delle Istituzioni, troppo viene perduto, depredato e sottratto alla fruizione della collettività. Quando si parla di conservazione, nell’immaginario collettivo, inevitabilmente si pensa alle grandi opere di restauro, conservazione e salvaguardia dei grandi monumenti. Ma anche il più piccolo oggetto può essere considerato un “Colosseo” per l’importanza storico artistica che esso racchiude. Ogni oggetto è unico, inimitabile e come tale va salvaguardato. Decontestualizzare un’opera, privandola dell’universo storico che la circonda, è una violenza che lo spoglia delle molteplici informazioni che esso racchiude, relegandola ad oggetto collezionistico e lucrativo. Per questo motivo è necessario tenere viva l’attenzione sul lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine e in particolare il Comando Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri che, ogni giorno protegge, indaga e salva un patrimonio collettivo che ci identifica e rappresenta soprattutto in un momento storico e culturale così delicato per il nostro Paese coinvolto in un’emergenza planetaria senza precedenti. Allo stesso modo non bisogna dimenticare il lavoro svolto dal Ministero della Cultura che, con una costante ed intensa opera di prevenzione dei reati legati al furto e alla commercializzazione illecita dei Beni Culturali, protegge e assicura la fruizione totale del Patrimonio italiano».

Da questa necessità nasce l’idea di una esposizione che, presentando una serie di opere, conservate nei Musei, nelle Istituzioni e nelle chiese, nonché nei caveau dell’Arma, possano accompagnare il visitatore, in un percorso narrativo attraverso le storie di prevenzione del crimine e di recupero del Patrimonio ripercorrendone lo sviluppo delle indagini degli investigatori. Ciò con l’intento, non solo di mettere in luce il valore delle opere protette e restituite, ma anche per far conoscere i processi investigativi ed il lavoro che c’è dietro questa difesa. Per rendere completa una mostra dedicata alla tutela non si può oggi trascurare il concetto di prevenzione e messa in sicurezza. Ciò appare difficile in un Paese come l’Italia che si presenta, per la straordinaria concentrazione di Beni archeologici, storici e artistici, come un “Museo Diffuso”. La mostra sarà quindi l’occasione per presentare, forse per la prima volta al pubblico, i sistemi di protezione attiva costituiti dagli impianti antintrusione, antifurto, antiaggressione e antieffrazione e della vigilanza: in altri termini dall’integrazione tecnologia-uomo”.  Abbiamo iniziato con alcuni in interrogativi. Terminiamo con alcuni auspici ed alcune speranze. Il mondo salverà la bellezza. Dovrà salvarla, sarà suo dovere, perché la bellezza è del mondo, è nel mondo. La bellezza del mondo sarà salvata dall’uomo, nella sua interezza di responsabilità personali ed istituzionali.

 

 

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