La reale Cappella di San Gennaro, è unica sotto diversi punti di vista: anzitutto per i tesori straordinari che racchiude, e per aver mantenuto fino ad oggi la sua laicità; infatti non appartiene alla Curia vescovile, ma la sua proprietà è, fin dal momento della sua edificazione, del popolo di Napoli, per accedervi bisogna acquistare un biglietto all’interno del Duomo dove si trova, con i proventi del quale viene tutelata e preservata.

 

 

La Cappella nasce da una promessa, o meglio da un voto pubblico, sancito da un vero e proprio contratto che la «Deputazione», organismo laico in rappresentanza del popolo di Napoli, alla presenza di un notaio, fece con il Santo per chiedere la sua intercessione per salvare la città di Napoli da numerose calamità il 13 gennaio 1527.

In quei tempi tormentati la città era segnata dai conflitti, dalla carestia, flagellata dall’epidemia di peste, da continui terremoti, perciò non rimaneva che chiedere la grazia a San Gennaro, il patto sancito prevedeva in cambio la costruzione di una Cappella di una Bellezza senza pari.

Entrandovi oggi ci si può rendere conto di quanto questa promessa sia stata realizzata! Ogni opera presente ha un carattere di eccezionalità. A partire dal maestoso cancello di bronzo dorato che ne delimita l’accesso, prezioso diaframma che non la nasconde alla vista di chi attraversa la navata destra del Duomo, ma per sentirsi totalmente immersi in un’atmosfera quasi irreale, bisogna varcare la soglia e lasciarsi trasportare in questo viaggio all’insegna del Bello, spaziando con lo sguardo dal pavimento sul quale si cammina – una magnifica tarsia di marmi ad effetto prospettico – alla cupola affrescata da Domenichino e da Lanfranco.

Per realizzare le numerose opere d’arte sono stati incaricati i più grandi artisti e i più bravi artigiani dell’epoca, per avverare la promessa di quella Bellezza degna del Santo protettore che troneggia con il suo celeberrimo busto sul presbiterio a fianco all’altare. Il busto d’argento, donato da Carlo d’Angiò nel 1305 per i 1000 anni della decapitazione del Santo, è stato il primo ad essere esposto nella Cappella, lo realizzarono orafi provenzali che fecero scuola a quelli napoletani, tanto che poche decine di anni dopo nacque in città la corporazione degli orafi.

 

 

Questa scuola di argentieri straordinari, nel XVII secolo, divenne famosa in tutta Europa e furono chiamati a realizzare per la Cappella la collezione di argenti che conserva, a partire dai “cosiddetti splendori”, i due candelabri maggiori appena sotto il presbiterio, il grandioso paliotto d’altare e i 54 busti-reliquiario dei santi compatroni che ruotano tutt’intorno il perimetro.

Tra i tanti capolavori, gli argenti sono ciò che rende questo luogo sacro unico e incomparabile e che dona all’atmosfera vibrazioni di note di luce metallica. La bellissima architettura prevede infatti grandi finestroni attraverso i quali entra una luce calda che illumina ora una ora l’altra scultura e lo splendore dell’argento pervade l’aria. Un tesoro così inestimabile per Bellezza lo è anche per il valore intrinseco, il grande sforzo per il loro acquisto è stato uno sforzo condiviso da tutti: da chi poteva dare molto e da chi poteva dare pochissimo, in una sorta di colletta, dove ognuno ha dato ciò che era nelle proprie possibilità per una ricchezza eterna che ora è patrimonio di tutti.

La generosità del popolo napoletano è stata in questo caso munifica, ha dato ai posteri una testimonianza di fede e una prova tangibile che la via della Bellezza, cercata, perseguita, realizzata, avvicina a Dio.

 

 

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