Il 21 gennaio 1921 nasceva a Besana di Brianza il grande scrittore e saggista Eugenio Corti, morto nello stesso comune il 4 febbraio 2014. Cresciuto in una famiglia con radici profondamente cattoliche (basti dire che la nonna paterna, Giuseppina Ratti, era cugina prima di Achille Ratti, eletto  nel 1922 Papa con il nome di Pio XI). Dopo aver conseguito la maturità classica al Collegio San Carlo di Milano, scoprendo la propria vocazione di scrittore orientato alla ricerca della verità e della bellezza, nel 1940 si iscrisse all’Università Cattolica del Sacro Cuore alla facoltà di Giurisprudenza. Dopo pochi mesi di vita universitaria, nel febbraio del 1941, fu chiamato alle armi e destinato al XXI Reggimento Artiglieria di Piacenza, per poi passare alla Scuola Allievi Ufficiali di Moncalieri, da cui uscì con la nomina a sottotenente d’Artiglieria. Terminato il corso, essendo nel primo decimo della graduatoria, gli fu data la possibilità di scegliere la destinazione al fronte e lui partì per il  fronte russo, che raggiunse nel giugno 1942, con lo scopo preciso era «conoscere il mondo comunista». Dopo aver stabilito il fronte sul Don, nella seconda metà di dicembre l’esercito italiano ricevette l’ordine di abbandonare le postazioni e di ritirarsi. Senza automezzi e senza alimenti sufficienti, i reparti italiani, quasi tutti appiedati, si avviarono a una disastrosa ritirata. Per il suo comportamento eroico, Corti fu decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Il 26 luglio 1943, rifiutò la licenza che i medici dell’Ospedale Militare di Baggio volevano accordargli per le sue condizioni di salute. Rientrato in caserma a Bolzano, venne trasferito a Nettuno e in seguito all’Armistizio dell’8 settembre si diresse a piedi verso il Sud, dove sostò in Puglia nei campi di riordinamento per poi entrare volontario nei reparti dell’esercito regolare italiano. All’inizio degli anni Settanta si dedicò a tempo pieno alla scrittura di un imponente romanzo storico, Il cavallo rosso, che vide la luce nel 1983. Il lungo lavoro di documentazione storica, necessario per un romanzo che abbraccia gran parte del Novecento, non gli impedì di dedicarsi a questioni civili: pubblicamente schierato in difesa della vita fin dal concepimento, nel 1974 fece parte del comitato lombardo per l’abrogazione della legge sul divorzio. Nel 1978 iniziò a collaborare con il quotidiano cattolico locale L’Ordine di Como. Ha scritto Giovanni Santambrogio nell’articolo La morte di Eugenio Corti e il silenzio (ingiusto) sulla sua opera, pubblicato su «Il Sole24ore» del 10 settembre 2015: «Il successo di uno scrittore e il silenzio sulla sua opera possono convivere per anni e lasciare a stagioni future possibili riscoperte e rivalutazioni da parte della critica. La morte, ieri, di Eugenio Corti, romanziere nato 93 anni fa in Brianza, a Besana, e tenacemente rimasto legato alla sua terra, porta a questa considerazione. Nel marzo del 2013 il Presidente Giorgio Napolitano gli conferì la “Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte”, nel 2010 fu presentata la candidatura di Corti al Nobel per la letteratura e nel 2000 ricevette il Premio internazionale “Al merito della cultura cattolica”. Tre atti che hanno riportato all’attenzione un romanziere molto tradotto e conosciuto all’estero.  […] Il Novecento, il secolo breve, vede all’opera due ideologie: il nazismo e il comunismo. La deriva, la degenerazione e l’annullamento della persona – umiliata, offesa, torturata, mandata a morte nei lager come nei gulag, trucidata sui fronti di combattimento di tutta Europa – appartengono a queste due realtà storiche che, a loro volta, assumono il volto di uomini che esercitano il potere. E insieme a loro troviamo il volto di tanti uomini che, con il loro assenso, costruiscono il consenso. Una responsabilità individuale e una collettiva».

 

 

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