Editoriale «Radicati nella fede»– Anno III n° 7 – luglio 2010

 

Carissimi, si è appena concluso l’anno sacerdotale. Occorre domandare al Signore la grazia che tutto non finisca come una delle tante grandi celebrazioni anniversarie. Non siamo certo tra quelli che disprezzano superbamente le manifestazioni esterne, anche imponenti, della vita cattolica. No, è necessario celebrare esternamente eventi e circostanze significative per la vita cattolica… purché lo scopo sia quello di una reale crescita nella vita di fede, nell’obbedienza a Dio e alla Chiesa. Il pericolo di fermarsi all’esteriorità è sempre in agguato. A noi piace ricordarlo alla fine, e non all’inizio dell’anno sacerdotale, perché questo non sappia minimamente di superbia o superiorità rispetto all’evento esteriore.

Occorre allora pregare perché tutto scenda nel profondo ed edifichi le nostre persone secondo Cristo.

Questa preghiera deve innanzitutto considerare un fatto molto semplice ma chiaro: l’anno sacerdotale non è nato da qualcosa di astratto ma da un anniversario storico, i 150 anni dalla
morte del Santo Curato d’Ars. Non è poco ricordare questo. Il pericolo è di dimenticarlo per perdersi in discussioni astratte sulla Chiesa, sul sacerdozio, sulla vita cristiana che sono il contrario dell’approfondimento spirituale. Noi “moderni”, figli delle ideologie, corriamo
sempre questo rischio, quello di parlare a vuoto.

Occorre invece guardare a un santo suscitato da Dio per la Chiesa, indicato da più Papi come modello per i sacerdoti, che è faro luminoso anche per la vita dei fedeli. Occorre guardare alla sua vita concreta, a quello che ha fatto, a come l’ha fatto, per imparare ciò che conta nella vita di quaggiù. Il più bel dono che il santo Padre Benedetto XVI ha fatto ai sacerdoti di tutto il mondo e alla Chiesa tutta è stato quello di indicare il Curato d’Ars come modello e intercessore.

Il pericolo è grande in questo momento, quello di accantonare San Giovanni Maria Vianney, la sua vita santa, per perdersi in vuote discussioni che aumentano la confusione sui preti e sulla vita cristiana, confusione che lascia tristi e stanchi.

Per questo invitiamo a pregare e a considerare che gli elementi della vita del Santo Curato d’Ars sono gli elementi essenziali per la vita di ogni cristiano, del sacerdote prima e quindi di ogni fedele.

A chi non l’avesse ancora fatto suggeriamo di leggere la vita di San Giovanni Maria Vianney, magari quella classica e, secondo noi, più edificante dal punto di vista spirituale del Trochu, oppure se si vuole quella più modernamente essenziale del Fourrey: la lettura di questa santa vita sarà sicuramente un potente invito ad una vita cattolica più autentica. Ricentrerà la nostra esistenza sulla Santa Messa, sul Sacrificio di Cristo, fonte di ogni grazia. Fare l’anno sacerdotale senza riporre al centro della vita la Messa sarebbe un’assurdità. E’ vero per i preti, è vero per i fedeli. Tutta la grandezza, tutta la ragion d’essere, tutta la gioia, tutta la consolazione, tutta la forza del sacerdote si trovano nel santo Sacrificio della Messa! Questo ci insegna il santo Curato d’Ars.

Ma non è forse per questo che, accogliendo con gioia il Motu Proprio, siamo tornati alla celebrazione della Messa tradizionale? In essa è sommamente evidente, manifestato il valore sacrificale della Messa, che dà forma a tutta la vita del Cristiano. I sacerdoti che tornano alla celebrazione della messa tradizionale avvertono questo con una potenza difficile da esprimere
compiutamente a parole. Ma anche per i fedeli è evidente la potenza di grazia e di educazione alla fede che sgorga dalla Messa tradizionale. Per questo il più essenziale richiamo resta per tutti quello dell’assistenza alla Messa, anche quotidiana!

Dalla Messa poi discende l’amore alla Confessione, amministrata e vissuta, l’amore alla penitenza, il riconoscimento del sacrificio e dell’amore a Cristo e al prossimo nell’apostolato. Tutto diventa più semplice e più profondo, anche per noi poveri peccatori in cammino.

Ma leggiamo dal Trochu cos’era la Messa del Curato d’Ars: “Coloro che hanno avuto la fortuna
di assistere alla sua Messa hanno potuto constatare la trasfigurazione che si operava in tutta la sua persona durante la celebrazione. […] La fede aveva fatto di lui un Angelo e l’amore un Serafino. Queste qualità si manifestavano in modo straordinario quando era all’altare, illuminando i suoi occhi e dando al suo viso un’espressione mirabile. […] “Dopo la consacrazione – aveva detto un giorno il Santo, – quando tengo il Signore tra le mie mani, io dimentico tutto”. E ancora il Santo dice: “Durante la Messa, quando si prega il Signore per i poveri peccatori, egli manda ad essi raggi di luce, perché scoprano le proprie miserie e si convertano.” […] Verso il 1850, durante un catechismo delle undici diceva: “Noi siamo così terreni che la nostra fede ci mostra le cose soprannaturali come se fossero lontane trecento leghe, e come se Dio fosse al di là dei mari. Se avessimo una fede più viva, lo vedremmo certamente nell’Eucarestia. Ci sono dei preti che lo contemplano ogni giorno, celebrando la Messa”. […] E andando ai primi anni di apostolato, che egli chiamava gli anni delle grazie straordinarie, diceva:

– All’altare avevo grandi consolazioni, vedevo Iddio!

– Voi vedevate Iddio?

– Oh, non in un modo sensibile, ma che grazia!

… che grazia! …

 

Questa la Messa del Curato d’Ars, questa dovrebbe essere ogni Messa.

Osiamo dire che il Motu Proprio e l’anno sacerdotale sono strettamente legati e sono i due più grandi doni del Pontefice oggi regnante. Teniamo presente questo legame, che passa per la vita del Santo Curato d’Ars, perché tutto non si perda dentro la grande tentazione della distrazione. La Messa cattolica, la vera Messa, il sacrificio della Vittima divina, che ci innalza a Dio. La Messa mistica, quella del Curato d’Ars e di tutti i sacerdoti santi della Chiesa. La Messa di sempre.

Nel prossimo futuro molti, che non vengono da Dio, vorranno far dimenticare alla Chiesa entrambe le grazie… che la Vergine Santa interceda per noi perché invece e il Motu Proprio e l’anno sacerdotale possano portare durature grazie di vita cristiana.

 

 

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