Udine, 5 luglio 1942: 80 anni fa moriva il Prefetto Cesare Primo Mori, uomo per la Patria, che vinse la guerra contro la Mafia

Nato a Pavia il 22 dicembre 1871, nei primi anni di vita crebbe nel brefotrofio di Pavia con nome e cognome provvisori di Primo Nerbi (in quanto fu il primo orfano a essere accolto). Venne riconosciuto dai suoi genitori naturali nell’ottobre del 1879. La forma originaria del nome Cesare, fu mutata in “Cesare Primo”, con regio decreto del 25 giugno 1929.

Studiò presso l’Accademia Militare di Torino e fu trasferito nel 1895 a Taranto come tenente d’artiglieria, dove conobbe una ragazza, Angelina Salvi, che successivamente sposò, dimettendosi dal Regio Esercito. Entrò quindi nel 1898 nel Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza, operando prima a Ravenna nella polizia politica, poi, dal 1903, a Castelvetrano, in provincia di Trapani e dal 1907 a Trapani.

Mussolini, che era appena rientrato da una visita ufficiale in Sicilia (a Palermo e Trapani), dispose l’invio in Sicilia di Mori e poi anche del magistrato Luigi Giampietro come procuratore generale. Mori fu nominato prefetto di Trapani, dove arrivò il 2 giugno 1924 e dove rimase fino al 12 ottobre 1925. Come primo provvedimento ritirò subito tutti i permessi d’armi e nel gennaio 1925 nominò una commissione provinciale che doveva provvedere ai nullaosta (resi obbligatori) per il campieraggio e la guardianía, attività tradizionalmente controllate dalla mafia.[8]

Dopo l’ottimo lavoro in provincia di Trapani, Benito Mussolini nominò Mori prefetto di Palermo, dove si insediò il 20 ottobre 1925, con poteri straordinari e con competenza estesa a tutta la Sicilia, al fine di sradicare il fenomeno mafioso nell’isola. Questo il testo del telegramma inviato da Mussolini:

«Vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi.»

Durante l’invio in Sicilia come prefetto plenipotenziario Mori si avvalse dell’opera del maresciallo dei Reali Carabinieri Francesco Spanò, e già a fine 1925 ottenne i primi successi: oltre 700 arresti di mafiosi accusati di omicidio, abigeato, grassazione, operati con fulminee azioni nelle Madonie, a Misilmeri, a Marineo, a Piazza Armerina. Seguì un’operazione, forse la più spettacolare, nel comune di Gangi, tra Nicosia e Castelnuovo, dove da oltre un trentennio spadroneggiavano le bande degli Andaloro e Ferrarello, bande che vennero interamente catturate.

Il 1º gennaio 1926 compì quella che probabilmente fu la sua più famosa azione, e cioè quello che viene ricordato come l’assedio di Gangi, paese roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con numerosi uomini dei Carabinieri e della Polizia fece rastrellare il paese casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. I metodi attuati durante quest’azione furono particolarmente vincenti:  Mori prese come ostaggi donne e figli dei mafiosi per costringere i malavitosi ad arrendersi.  successi e nuovi arresti a Termini Imerese, a Marsala, a Mazzarino, a Castelvetrano, a Gibellina. Mese dopo mese, centinaia di arresti liberarono dalla piovra ampi territori della Sicilia. Nel 1927 arrestò e fece condannare all’ergastolo Vito Cascio Ferro, boss della mafia siciliana e americana, che aveva assassinato Joe Petrosino (1860-1909), poliziotto italiano naturalizzato statunitense, un pioniere nella lotta contro il crimine organizzato. Le tecniche di lotta al crimine, di cui Petrosino è stato ideatore, sono ancora oggi praticate dalle forze dell’ordine.

Come senatore Mori continuò a occuparsi dei problemi della Sicilia, sui quali seguitò a rimanere ben informato, ma ormai senza potere effettivo e sostanzialmente emarginato. L’eroe della lotta alla Mafia ebbe a dire: «La misura del valore di un uomo è data dal vuoto che gli si fa dintorno nel momento della sventura».

Mori scrisse le sue memorie nel 1932 dal titolo Con la mafia ai ferri corti. Nel novembre 1929 Mori, insieme a tre fidati collaboratori, giunse a Udine con l’incarico di presiedere il neo costituito Consorzio di 2º grado dell’Istria che, sovrapponendosi al Consorzio per la bonifica integrale della Bassa friulana, aveva la funzione di controllare la litigiosità dei proprietari che aveva provocato la paralisi dei lavori.

Poco dopo la scomparsa della moglie, nel marzo 1942, già malato e già trasferitosi a Udine nel 1941 in un appartamento preso in affitto in via Aquileia, il Senatore Mori cessò di vivere tra le braccia del suo fedele autista Lino Vidotti alle ore 5.00 del 5 luglio 1942, due giorni dopo aver firmato l’ultima delibera del Consorzio che dirigeva. È sepolto a Pavia. Ancora oggi a Pagnacco (UD) si trova Villa Mori, nella quale visse per alcuni anni. Le sue carte furono donate all’archivio di Stato di Pavia (fondo Mori) nel 1969 da Carolina Mori, nipote di Cesare Mori, il fondo archivistico contiene documentazione dell’attività del prefetto, in particolar modo nella repressione della mafia. Delle 46 buste conservate nel fondo due possono essere consultate solo dietro autorizzazione del Ministero dell’interno poiché contengono atti riservati.

Dal saggio storico di Arrigo Petacco venne tratto il film del 1977 diretto da Pasquale Squitieri con l’attore Giuliano Gemma nei panni di Cesare Mori e con la colonna sonora del maestro Ennio Morricone. Inoltre,  nel 2012 è stata trasmessa la miniserie televisiva Cesare Mori – Il prefetto di ferro in due puntate coprodotta da Artis Edizioni Digitali e Rai Fiction, diretta da Gianni Lepre con l’interpretazione di Vincent Pérez.

 

 

 

 

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