17 maggio 1972: 50 anni fa veniva assassinato il Commissario Luigi Calabresi da esponenti di Lotta Continua.

 

Il 12 dicembre 1969 scoppiano cinque bombe di cui una posta nella filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, che provocò la morte di 17 persone e il ferimento di altre 88. Il commissario di Polizia Luigi Calabresi venne incaricato delle indagini sul caso.

Calabresi divenne noto all’opinione pubblica, in seguito al tragico evento accaduto nel corso delle prime indagini sulla strage: l’anarchico Giuseppe Pinelli, già noto al commissario, fu convocato nelle prime ore seguenti all’attentato insieme ad altri 84 sospettati; tenuto in stato di fermo per essere interrogato riguardo al suo alibi, precipitò alle ore 23:57 del 15 dicembre dalla finestra dell’ufficio di Calabresi, cadendo dal quarto piano dell’edificio della Questura di Milano. Mentre gli inquirenti sostennero la tesi del suicidio, le formazioni extraparlamentari di sinistra e gli esponenti giornalistici di sinistra accusarono ferocemente le forze dell’ordine di aver ucciso Pinelli gettandolo dalla finestra durante l’interrogatorio. A questa tesi, poi smentita da due istruttorie della magistratura, si diede un capro espiatorio: il commissario Calabresi, anche se le successive inchieste dimostrarono che non era presente nella stanza dell’interrogatorio al momento della caduta. Egli divenne il bersaglio di una martellante campagna di denuncia di Lotta Continua, ma anche di intellettuali di sinistra, fra cui Elio Petri e Nelo Risi che girarono il lungometraggio militante, Documenti su Giuseppe Pinelli, e Dario Fo, che s’ispirò alla vicenda di Pinelli per un’opera teatrale, Morte accidentale di un anarchico, in cui Calabresi era rappresentato dal dottor Cavalcioni. Minacce quotidiane venivano scritte su molteplici muri d’Italia e della città di Milano.

Il 17 maggio 1972, alle ore 9:15, Calabresi viene assassinato a Milano in via Francesco Cherubini, angolo via Mario Pagano, di fronte al civico nº 6, adiacente la sua abitazione, mentre si stava incamminando alla sua auto per andare in Questura. Il commando era composto da almeno due sicari che gli spararono alle spalle. Aveva 34 anni. Ha lasciato la moglie Gemma Capra, incinta, e due figli. È stato sepolto nel Cimitero Maggiore di Milano.

L’omicidio Calabresi fu il primo delitto eseguito con la stessa tecnica utilizzata negli anni successivi dalle Brigate Rosse e da altri gruppi di sinistra. Nel 1988, il pentito Leonardo Marino, un ex militante di Lotta Continua, confessò di aver partecipato insieme ad Ovidio Bompressi all’assassinio del commissario, indicando i mandanti del delitto in Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, anch’essi in precedenza militanti e ai vertici di Lotta Continua. Leonardo Marino è stato condannato a 11 anni di reclusione (pena poi prescritta grazie alle attenuanti generiche), mentre Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri a 22 anni.

Nel tragico periodo in cui era sotto accusa per la morte di Pinelli, il commissario rivelò al giornalista Giampaolo Pansa: «Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginare cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere…».

 

 

 

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