7 marzo 203: Le sante Perpetua e Felicita, a cui l’Europa Cristiana deve molto, subiscono il martirio sotto l’imperatore Settimio Severo insieme a Saturo, Revocato, Saturnino e Secondino. 

 

Insieme con san Cipriano, le sante Perpetua e Felicita rientrano nel numero dei martiri più illustri della cristianità. Queste due spose e madri subirono il martirio sotto l’Imperatore Settimio Severo insieme a Saturo, Revocato, Saturnino, Secondino. Vibia Perpetua, un’aristocratica e colta matrona di 22 anni, sposa e mamma di un bambino, era con i suoi servi, compagni di martirio, originaria di Thuburbo Minus, antica città dell’Africa proconsolare, l’attuale Tebourba, in Tunisia, terra che nel III secolo era tappezzata di chiese, come risulta dalle mappe storiche, tanto che qui sorsero tre Papi: Vittore I (189-199), Milziade (311-314), Gelasio I (492-496).

L’anniversario del loro martirio è ricordato nella Depositio martyrum, calendario romano del IV secolo. Tracce della devozione le ritroviamo su di un sarcofago di Bureba (Spagna, metà del IV secolo); inoltre nel corteo trionfale dei martiri presente in Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna e nella basilica di Parenzo (città situata sulla costa occidentale della penisola istriana, IV secolo). Infine, i nomi di tutti i membri del gruppo dei martiri compaiono nel Martirologio geronimiano. La prigionia, i preliminari del martirio e il martirio stesso sono narrati nella Passio che viene considerata l’archetipo delle passioni dei martiri cristiani.

Il coraggio che il Signore diede a Perpetua fu lo stesso che elargì a Felicita, la quale, mentre era nel travaglio del parto, rispose ad un inserviente del carcere che le chiedeva che cosa avrebbe fatto di fronte alle fiere se già adesso lamentava il dolore delle doglie: «Ora sono io a soffrire ciò che soffro; là invece ci sarà in me un altro che soffrirà per me perché anch’io soffrirò per lui» (§ 15,6).

Alcuni interpreti modernisti della «questione femminile» all’interno della Chiesa hanno tentato di leggere la Passio di Perpetua e Felicita in chiave femminista ed è proprio questo insano approccio ad aver aperto le porte a coloro che vedono blasfemicamente in loro le protettrici delle lesbiche. Nobildonna la prima e domestica la seconda, si ritrovarono sorelle in Cristo, sorelle di chi condivise la stessa sorte, consumando il sacrificio d’amore per Lui, ma anche sorelle di chi rimase in vita per testimoniare nel tempo il loro martirio e, dunque, Sorelle Nostre.

 

 

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