Don Chad Kinney: «Siamo qui anche per le persone che vogliono sbandierare il loro vizio, per pregare per la loro conversione, perché giungano alla pace con Dio e alla pace nella loro anima»

di Simone Ortolani (*)

 

Sabato 28 luglio, durante la mattina, si è svolta a Rimini la processione organizzata dal Comitato Giovanna Scopelli in riparazione al Rimini Summer Pride, la manifestazione gay, lesbian, bisex e trans fortemente sostenuta dalle istituzioni pubbliche che si sarebbe svolta nel pomeriggio. Alla cerimonia religiosa ha aderito anche l’associazione culturale «San Michele Arcangelo». Oltre 250 persone provenienti da Parma, Ravenna, Forlì, Reggio Emilia e Modena si sono date appuntamento nella piazza Mazzini, dinnanzi alla Chiesa di San Gaudenzio. Lì don Giorgio Bellei, parroco modenese, ha tenuto un fervorino sostenendo che l’«l’obiettivo del comitato non è quello di protestare politicamente contro le unioni civili, che in ogni caso sono da condannare. L’atto contro natura commesso in privato o in pubblico è definito dalla dottrina della Chiesa, senza eccezione, come intrinsecamente disordinato. Se poi è elogiato in pubblico, alla sua gravità intrinseca, si aggiunge quella dello scandalo, cui è opportuno riparare in qualche modo». La dottrina della riparazione, ha aggiunto il sacerdote, è dottrina certa: fra i vari pronunciamenti sono particolarmente significativi gli insegnamenti di papa Pio XI nell’enciclica Miserantissimus Redemptor sull’atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù.

«Le processioni come questa hanno in maniera ancora piccola hanno creato una mentalità nuova, qualche segno c’è già nei laici, forse anche in qualche ecclesiastico. Rivolgendomi ai confratelli della mia diocesi con cui ho parlato della mia partecipazione, li invito caldamente ad avere coraggio. Non stiamo niente contro la Chiesa, non facciamo niente di eretico perché preghiamo con le preghiere della Chiesa, non facciamo niente di scismatico, perché la processione non è stata proibita da alcun vescovo. Occorre solo tirar fuori il coraggio e non avere paura delle critiche dei confratelli o dei superiori. Quando la prudenza è dappertutto non c’è più il coraggio».

I fedeli in corteo, guidati da don Bellei e dai sacerdoti della Fraternità San Pio X, don Luigi Moncalero e don Chad Kinney, hanno raggiunto in processione la Chiesa del Suffragio, in piazza Ferrari, recitando le Litanie dei Santi, il Rosario e lì la preghiera di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù composta da papa Pio XI.

Qui ha preso la parola don Chad Kinney. «Alcuni vorranno accusarci di aver fatto una manifestazione contro il Gay Pride, ma non è esatto, non è vero. Noi siamo qui innanzitutto per qualcosa, per Nostro Signore Gesù Cristo, per il Suo onore, per la Sua legge, per il Suo dominio su di noi. Se il peccato è pubblico, va riparato in pubblico. Noi non vogliamo che Rimini diventi una città maledetta», ha affermato don Kinney.  «Questa parola, sodomia, rammenta la città di Sodoma: in tutta la storia umana non c’è una città dannata, maledetta come Sodoma, che si trova ancor oggi nel fondo del Mar Morto dove non vive niente. Il Signore ha creato l’uomo e la donna ed è la legge di Dio che vuole questa unione fra uomo e donna, unione che Nostro Signore ha elevato a livello di sacramento», ha aggiunto. «Siamo anche qui per queste persone che vengono a sbandierare il loro vizio, per pregare per la loro conversione. La Chiesa ci invita ad odiare il peccato, ma ad amare il peccatore: dobbiamo mantenere questo equilibrio. Capita che un sodomita si converta, anche con le nostre preghiere e con il nostro aiuto, e giunga alla pace con Dio e alla pace nella sua anima».

Al termine della processione, che si è conclusa con la benedizione impartita da don Kinney, il clero e i fedeli hanno cantato l’inno «Noi vogliam Dio».

 

(*) Vicepresidente Associazione «San Michele Arcangelo»

 

 

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1 commento su “28 luglio a Rimini: processione di riparazione al Gay Pride”

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