Editoriale “Radicati nella fede” – Anno I n° 4 – Dicembre 2008

 

Carissimi, entriamo nel mese di Dicembre e la nostra preghiera si fa intensa, dolce e drammatica nello stesso tempo, mentre con tutta la Chiesa cantiamo «Rorate Caeli»: che il Signore venga con la sua Grazia, con la sua Consolazione, con la sua Dolce Presenza perché la Città Santa non sia più «deserta» e «desolata». Solo così sarà Natale. Mentre continua il nostro cammino semplice ma intenso, vi giungano i nostri più cari auguri per un Natale Santo. Stiamo uniti nel Signore. Come biglietto augurale abbiamo pensato di trascrivervi l’editoriale di un dicembre di tanti anni fa,di un giornale caro a molti di noi, «il Sabato»: giornale che accompagnò la nostra giovinezza e che ebbe il merito di smascherare per primo l’avanzare in Italia di un falso Cristianesimo, protestantizzato e ridotto a morale civile, nel quale non c’era più posto per lo stupore della Grazia.

NATALE

Quali parole ascoltano, che immagine ricevono della vita cristiana, i tanti italiani che almeno durante le festività natalizie decidono di interrompere l’abituale astinenza da pratiche religiose? Una volta chi si riaccostava alla Chiesa, dopo mesi o anni di latitanza, percepiva un messaggio semplice e chiaro, c’erano i dieci comandamenti da rispettare, e soprattutto un confessore che dispensava il perdono anche ai peccatori più incalliti. Per il resto il battesimo e la partecipazione al precetto festivo abilitavano anche la povera casalinga con la quinta elementare ad essere membro a pieno titolo della comunità cristiana. Queste poche cose essenziali salvavano o almeno riducevano anche i danni del moralismo già in agguato.(…) Se un pagano o un cristiano molto incoerente del V secolo fossero entrati nel giorno di Natale in una chiesa di Roma un accento di speranza avrebbero percepito nelle parole del Papa Leone Magno: «Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita… Nessuno è escluso da questa felicità… Esulti il santo perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore perché gli è offerto il perdono: riprenda coraggio il pagano perché è chiamato alla vita».

Fu tutto più semplice… Un incontro, la cosa più facile… Verbum abbreviatum. Come dice un’antica omelia natalizia di Guerrico d’Igny, compagno di San Bernardo: «O fratelli, se rivolgessimo i nostri sguardi con pietà e diligenza su questo Verbo, quante cose potremmo imparare da Lui, e con quanta facilità! Ma come stupirci che il Verbo di Dio abbia “abbreviato” per noi tutte le sue parole, dal momento che egli ha voluto abbreviare se stesso e rimpicciolirsi, fino a racchiudere la sua incomprensibile immensità nell’angusto abitacolo del grembo materno, e lui, che contiene l’universo, si è lasciato contenere in una mangiatoia».

BUON NATALE!

 

 

 

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