Come ogni anno, oggi una delegazione dell’Associazione Internazionale Regina Elena andrà a deporre un mazzo di fiori alla lapide che ricorda a Berlino il sacrificio del Colonnello Conte Claus Schenk von Stauffenberg ed i militari che hanno cercato di fermare il capo del nazismo. Hanno aderito all’iniziativa e saranno presenti alla cerimonia l’Opera Principessa di Piemonte, l’IRCS ed il CMI. Il 20 luglio 1944 alle ore 12,42 la Wolfsschanze, il Quartier Generale di Hitler a Rastenburg (Prussia orientale), è scossa da una forte deflagrazione nella baracca dove si tengono, presente il Fuhrer, le quotidiane riunioni dello Stato Maggiore tedesco. Una è iniziata da pochi minuti, anticipata di mezz’ora perché Hitler attende l’arrivo di Mussolini. Alla riunione è stato convocato Stauffenberg, che ne ha informato gli altri congiurati: il piano (operazione “Walkiria”) non deve fallire, la preparazione è stata meticolosa, le alleanze e le complicità sono a tutta prova. Ma Hitler rimase ferito in maniera molto lieve: viso annerito, capelli arruffati, calzoni a brandelli e qualche escoriazione; alle 16 riceve Mussolini.

A parte i morti, manca all’appello un giovane Colonnello di 37 anni, il Conte Claus Schenk von Stauffenberg. Sanno del complotto, anche se non vi prendono parte attivamente, Rommel, von Kluge, nonché il capo dell’Abwehr (il servizio segreto militare) Amm. Hans Wilhelm Canaris. Una posizione ambigua tiene il Gen. Fritz Fromm, capo delle forze dell’interno. Stauffenberg non sa che l’attentato è fallito e, per colpa del Gen. Fellgiebel, i congiurati, a Berlino, rimangono all’oscuro di tutto per alcune ore, incerti sul da farsi. Stauffenberg giunge nella capitale tedesca quando la notizia che il Fuhrer è sfuggito all’attentato ha già raggiunto i supremi capi militari della città. Il Gen. Fromm, che aveva aderito solo formalmente alla congiura, quando viene a sapere che Hitler non è morto, corre nell’ufficio del Gen. Friedrich Olbricht, dove c’è anche il Conte Stauffenberg che sta mettendosi in contatto telefonico con tutti i comandi tedeschi in Europa, e gli comunica senza mezzi termini che deve suicidarsi. Stauffenberg e Olbricht lo arrestano.
Quando il battaglione accorre alla Bendlerstrasse, quartier generale dei congiurati, Fromm (che nel frattempo è stato liberato) ha già fatto fucilare il Col. Mertz von Quirnheim, il Gen. Olbricht e lo stesso Conte Col. Claus Schenk von Stauffenberg nel cortile del Comando Supremo dell’Esercito a Berlino.

Nonostante il suo zelo, anche Fromm sarà fucilato. Giudicati da tribunali del popolo, circa 5.000 tedeschi saranno fucilati o impiccati nei mesi seguenti, tra gli altri il Feldmaresciallo Erwin von Witzleben, i Generali Hase, Stieff e molti altri ufficiali, alti funzionari e diplomatici.
Hitler morirà suicida solo nel 1945, dopo aver rovinato il popolo tedesco e l’Europa.

Articolo di Alberto Casirati, tratto per gentile concessione dall’Agenzia «Tricolore» – 20 luglio 2022

 

 

Emissione filatelica della Germania, dove è riprodotta l’immagine del Conte Colonnello Claus Schenk von Stauffenberg

 

 

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