Il Consiglio comunale di Bergamo, il 28 aprile scorso, ha respinto la mozione della minoranza sull’immigrazione clandestina, presentata dal Consigliere della Lega Filippo Bianchi, durante l’ultima seduta, incentrata sulle questioni di bilancio, nella quale ha trovato eco la recente tragedia in cui 130 immigrati sono morti nel naufragio del loro barcone, mentre tentavano di raggiungere le coste della Sicilia o degli arcipelaghi meridionali del nostro Paese.

Il tema dell’immigrazione nel capoluogo orobico ha avuto il discutibile privilegio, lo scorso anno, di balzare agli onori delle cronache nazionali per l’inchiesta che ha avuto per protagonista la Cooperativa «Ruah» (specializzata nell’accoglienza degli immigrati), beneficiaria di milionari sussidi pubblici statali, inchiesta tuttora in corso. La «Ruah» ha, tra l’altro, goduto di ulteriori 300.000 euro di sovvenzioni da parte del Comune; ulteriori denari sono giunti, poi, anche alla Caritas diocesana ed alle parrocchie impegnate sullo stesso fronte.

Come per molte realtà locali e nazionali l’immigrazione e la conseguente accoglienza, lungi dall’ essere affrontata in maniera equilibrata e pragmatica, finisce per diventare tema di interesse e polemica politica.

La maggioranza comunale ha presentato una mozione, approvata, che prevede 130 secondi di silenzio laico, uno per ogni immigrato deceduto da effettuarsi alla prima seduta utile.

L’opposizione si è divisa tra coloro che sono usciti dall’aula e coloro che hanno votato contro, anche in considerazione di richiami di ordine squisitamente ideologico, fra cui la condanna del Fascismo; a proposito di questo sempre verde della sinistra, può essere utile ricordare, anche se storicamente ovvio, che il suddetto Fascismo, sia come regime che come movimento politico, è scomparso con la fine della Repubblica Sociale Italiana nel 1945, a meno che, per Fascismo, la maggioranza consiliare bergamasca non intenda qualsiasi pensiero vagamente diverso dai loro desiderata; nel qual caso le ovvietà storiche perderebbero (perdono) qualunque valore e tutto sarebbe ridotto all’interesse del momento di una parte politica, buona per definizione.

A fronte di ciò, è stata presentata dall’opposizione una contro-mozione, in cui, oltre ad una preghiera di requiem per i morti in mare, si invitava l’ente comunale a prendere in considerazione la negatività di tutte quelle politiche, dai porti aperti alla «vendita di illusioni da paese dei balocchi», il cui risultato ultimo è stato, oltre ad una disorganica gestione del tema, un numero crescente di morti, a mano a mano che tali politiche venivano implementate.

A titolo di cronaca, se tra il 2016 e 2017, durante i porti aperti propugnati dal governo nazionale di centrosinistra, sono stati quasi 9000 i morti in mare, meno di 3000 sono stati fra il 2018 ed il 2019 in assenza della sinistra al governo.

Precisava Filippo Bianchi che il semplice fatto di chiudere i porti garantiva (e potrebbe ancora garantire), quindi, dati alla mano, una sensibile riduzione degli ingressi di stranieri nel nostro Paese e dei morti in mare. Va ricordato che sistemi per raggiungere l’Europa, regolari e che non comportino il rischio di morire annegati, esistono e sono conosciuti nelle sedi di partenza dei flussi migratori.

Il testo dell’opposizione richiama l’insegnamento della Chiesa con, non da ultime, le parole di Giovanni Paolo II e del guineano Cardinale Robert Sarah, parole che coniugano le esigenze di coloro che provengono dal Terzo Mondo con il rispetto del resto del globo e, in particolare, dell’Europa, meta di molti immigrati.

Karol Wojtyła (1920-2005) affermava:

«È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve realizzarsi nel merito delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi»[1].

Ed il Cardinale Robert Sarah chiarisce:

«[…] ciascuno è stato creato da Dio per essere messo in un preciso posto con la sua cultura, le sue tradizioni la sua storia. Questa volontà di globalizzare il mondo sopprimendo le nazioni, le specificità è pura follia»[2].

«Meglio aiutare le persone a realizzarsi nelle loro culture piuttosto che incoraggiarle a venire in un’Europa in piena decadenza. È una falsa esegesi quella che utilizzala parola di Dio per valorizzare la migrazione. Dio non ha mai voluto questi strappi»[3].

Peraltro, va ricordato che l’ultima occasione in cui l’Europa, nel suo complesso e non in sue singole regioni, è stata vittima di arrivi indiscriminati e senza controlli di masse alloctone sono state le invasioni barbariche…

L’istanza dell’opposizione è stata respinta, come presumibile, ma, chiosa Filippo Bianchi, fa specie che la sinistra non punti sulla diminuzione evidente delle «morti in mare», consideri il valore di una vita spezzata solo un secondo di silenzio e, dopo aver citato Papa Francesco all’interno del proprio documento a favore dell’immigrazione clandestina e dell’ONG Sea Watch, si scandalizzi per la richiesta di una preghiera e per le citazioni di esponenti del mondo cattolico. Ma si sa che la medesima azione, se è compiuta da alcuni, è meritoria e, se fatta da altri, è criminale; ci troviamo di fronte all’applicazione bergamasca della leniniana «doppia morale» o «morale rivoluzionaria», che dir si voglia.

 

 

[1] Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa, n.101, 28 giugno 2003.

[2] Intervista di Laurent Dandrieu al Cardinale Robert Sarah, comparsa su «Valeurs Actuelles» il 27 marzo 2019.

[3] Intervista di Laurent Dandrieu al Cardinale Robert Sarah, comparsa su «Valeurs Actuelles» il 27 marzo 2019.

 

 

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1 commento su “Nella Bergamo solidale una visione cristiana dell’immigrazione non trova accoglienza”

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