Ci sono bugie istituzionalizzate a cui tutti, per bon ton, devono credere o far finta di credere; tra queste, una delle meno credibili è la posizione “super partes” del Presidente della Repubblica.

Il Capo dello Stato, come recita il primo comma dell’art. 87 Costituzione, «rappresenta l’unità nazionale»: dovrebbe, insomma, essere la mirabile sintesi dei diversi orientamenti politici e trarre da questa sintesi un perfetto comportamento super partes, influenzato unicamente dalla realtà politica che si trova davanti e non dalle sue preconcette convinzioni; tanto come dire che il ruolo del Presidente è istituzionale e non politico.

Nelle fiabe il cattivo è cattivo e il buono è buono, perché la fiaba deve trasmettere al suo fruitore, il bimbo, concetti chiari e precisi (inutile dire che parliamo delle sane fiabe tradizionali, e non delle attuali o attualizzate…). Insomma, sul fatto che Biancaneve sia buona e che la Strega/Regina sia malvagia non ci sono dubbi.

La vita reale, purtroppo, è un po’ più complessa: gli uomini sono fatti di mille contraddizioni e, conseguentemente, pretendere che un politico di mestiere – e, quindi, un uomo di parte per definizione – diventi, come d’incanto, “neutrale”, nel momento in cui, dopo negoziati tra partiti e gruppi di interesse, viene eletto Presidente della Repubblica, è perlomeno ingenuo. Detto ciò, se il politico che diventa Presidente ha, almeno, un minimo di senso della funzione istituzionale e di…stile, farà tutti gli sforzi possibili per essere, o almeno apparire, super partes. Ma se parliamo di stile, andiamo male, perché in quest’epoca di barbari, oltretutto mediocri, lo stile è merce introvabile o quasi, per essere molto ottimisti.

E così capita che  Sergio Mattarella, “estendendo” oltre misura le prerogative presidenziali, si lanci (vedi su ANSA) in un monito che, piaccia o meno, è un atto di indirizzo politico, assolutamente fuori dei  poteri del Presidente della Repubblica, ma di competenza del futuro Governo, visto che l’attuale è in carica «per il disbrigo degli affari correnti». Il Capo dello Stato ci dice che la partecipazione alla UE è fuori discussione, è bella, fa bene, prima e dopo i pasti. Spiega in qualche modo? No, ovviamente, perché in tal caso dovrebbe spiegare cosa ci sia di così bello nell’essere più poveri di prima, nel dipendere dalle decisioni (per definizione sante e belle) di Bruxelles, nell’assurdità di dover comprare da una grande banca privata, la BCE (Banca Centrale Europea), il danaro che ci occorre, peraltro nelle quantità e ai costi stabiliti dall’Istituto di Francoforte stesso; dovremmo, forse, consolarci pensando che aborto, “matrimoni” sodomitici, eutanasia ci sono, ormai, assicurati nella e dalla “libera” Unione Europea, ma, chissà perché, questi argomenti non ci paiono consolanti, come non ci consola vedere le nostre città invase da immigrati, al 90% fuori controllo… e possiamo anche chiamare questi clandestini «risorse», la sostanza, però, non cambia.

Insomma, Mattarella dovrà pur nominare un Presidente del Consiglio[1], ma il futuro Capo del Governo è avvisato: Europa sacra[2], non si discuta.

È interessante notare come lo stesso Mattarella debba ammettere, bontà sua, che è diffusa in gran parte dei cittadini, non solo italiani, ma europei, «la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità».

In verità non è una grande scoperta: il cittadino medio, che deve giungere alla fine del mese e che si mantiene lavorando, è un tantinello stufo di questo curioso paradiso liberal-sovietico, nel quale vengono richiesti sacrifici continui in vista di un «sol dell’avvenire» che nessuno sa quando e se sorgerà.

Ma il popolo non era sovrano? Lo dice (o, forse, sarebbe più esatto dire «lo diceva», dato che anche la Costituzione, come i poteri del Presidente della Repubblica, ha un’applicazione «a fisarmonica», che si estende o si contrae a seconda degli interessi… dell’Europa e dei «mercati», naturalmente) l’art. 1 – secondo comma – della “sacra e inviolabile” Carta costituzionale; e, quindi, se il cittadino ha votato anche con chiari sentimenti anti-europeisti, il futuro Governo dovrà (rectius doveva) tenerne conto.

E qui ci scusiamo, perché abbiamo chiuso con una barzelletta («Il popolo è sovrano») un articolo che voleva essere serio, una barzelletta che, purtroppo, non fa più neanche ridere…  Già, ma il popolo “sovrano” ha sgarrato un pochino[3], perché ha dato tanti voti a politici che, con mille limiti, non sono del tutto allineati al «politicamente corretto (rectius corrotto)». Ora questi politici non si mettano strani grilli in testa: Mattarella vigila, nell’interesse di Soros, delle banche, della finanza internazionale … sotto le mentite spoglie dell’interesse nazionale. E questa, purtroppo, non è un’altra barzelletta…

 

[1] Per favore, smettiamola di dire «premier», poiché in Italia non esiste il Primo Ministro ed il Capo del Governo si chiama, fin dal Regno d’Italia e, prima ancora, dal Regno di Sardegna, «Presidente del Consiglio dei Ministri».

[2] In senso sinarchico e non cristiano, ovviamente.

[3] La sovranità popolare ha, anch’essa un’ampiezza «a fisarmonica»: mi si perdoni l’ossimoro di una sovranità che si restringe di fronte agli interessi di chi (mercati ed Unione Europea) è giuridicamente subalterno al suo detentore (il popolo italiano), ma questa è la tragica farsa del democratismo servo dei Sinarchi di Bruxelles e Francoforte.

 

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5 commenti su “Mattarella e l’eterna barzelletta del Presidente «super partes»”

  1. Carla D'Agostino Ungaretti

    Non ho mai pensato che il Presidente della Repubblica possa essere super partes. Come può esserlo un uomo (o una donna) proveniente da un partito, che ha ricevuto un certo indottrinamento politico (o preparazione, se vogliamo essere più gentili) che è stato militante di un’organizzazione che ha sempre avversato chi non la pensava come i suoi adepti e che continua ad avere il diritto di votare per chi gli è più simpatico? Come può costui (o costei) diventare improvvisamente un angioletto che ama cristianamente anche quelli che fino a ieri erano i “nemici”, ritenuti causa di tutti i mali del paese? Confesso che sotto questo aspetto mi sembrerebbe meno ipocrita la monarchia, il cui principio dinastico impedirebbe (almeno in teoria) qualunque condizionamento e qualunque gratitudine per il partito di provenienza che è riuscito a mandare al quel posto un suo uomo (o donna). Ma l’Italia non è un paese scandinavo; l’italia ha fatto una brutta esperienza con la monarchia è si rivela sempre il paese dei guelfi e dei ghibellini, come dimostrano i fatti di questi giorni.

  2. L’effetto della democrazia: quello di rendere il popolo sovrano felice di essere stato fatto schiavo… Perchè in fondo, per quanto il popolo “sovrano” si agiti inquieto nella sua schaivitù , alla fine deciderà sempre di restare tale… (facciamo la prova, che ci mandino a votare sul punto, e vedremo se la scelta sarà contro l’europa, senza se e senza ma…. POTENZA della democrazia!. L’ inganno e la schiavitù all’inganno non sono opera del diavolo, l’ ‘ingannatore e gestore di ogni inganno?|)

  3. Colaus de Arce

    Mi pare che Mattarella auspicava un governo “Tecnico”, in modo da essere ossequiosi alle direttive dell’UE, o per meglio dire della Germania, ri-espropriando il diritto agli italiani di scegliersi un governo.
    Attendiamo e speriamo che la trappola di Mattarella sia messa da parte.

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