Quasi alle porte della bella cittadina di Val Tornenza vi è una cappella chiamata Ussin, sulla quale si legge anche oggi la scrittura latina: «Pax intrantibus, salus exeuntibus», e cioè «Pace a chi entra e salute a chi esce».

A qualche passo dalla cappella si vede una croce di legno, solitaria, ornata qualche volta di un mazzo-lino di fiori di campo.

È la croce che sorge sulla tomba di uno dei soldati di Napoleone Bonaparte, un soldato della “Grande Armata”.

Narra una leggenda popolare che quel povero soldato, dopo aver seguito l’imperatore in Russia, avvenuto lo sfacelo dell’esercito durante la famosa ritirata, raggiunse a piedi l’Italia e si diresse verso quella bella valle alpina. E, a mano a mano che si avvicinava ai monti, rotto dalla stanchezza, affanna-to e incerto mormorava con le lacrime agli occhi: «Valtournanche oú es tu? Sans toi je suis perdu.» e cioè «Val Tornenza dove sei? Senza di te, io sono perduto.»

Era l’invocazione che aveva ripetuto sovente in Russia, alla Moscova, alla Beresina e sulla Vistola.

Ora era vicino alla sua valle. Già vedeva il campanile di Chantillon. Con un estremo sforzo imboccò la strada e si trascinò fin quasi alle porte di Val Tornenza, ma quando vide le prime case della cittadina e udì il suono delle campane, non resse più.

Mormorò ancora le angosciate parole: «Valtournanche oú es tu? Sans toi je suis perdu.» e cadde a terra morto. Nel posto dove morì i valligiani posero una croce di legno, che anche oggi riceve ignoti omaggi di fiori silvestri.

 

 

Questa leggenda ci mette davanti ad un fatto storico e geografico, ovvero quanto il nostro Paese era sotto il dominio di Napoleone Bonaparte e, di conseguenza, i confini tra Francia e Italia erano molto limitati.

Il paesino al quale il protagonista della nostra storia tenta disperatamente di far ritorno è Val Tornenza o, come la chiama lui, cioè con il suo nome originale, Valtournanche, situato nella zona nordorientale della Valle d’Aosta.

Nel medioevo Valtournenche acquistò importanza a causa dei commerci che si svolgevano attraverso il colle del Teodulo e apparteneva alla famiglia nobile dei Challant-Cly, ma dopo la ribellione dell’ultimo signore passò sotto la diretta sovranità del conte di Savoia, che lo fece amministrare dai suoi castellani fino al 1550. Da qui in poi fu dato in feudo ad altri e diversi personaggi.

Grazie alle sue alte montagne, in particolare il Cervino (con i suoi 4478 metri d’altezza), Valtournenche è diventata molto conosciuta come località ideale per praticare l’alpinismo.

È questo il luogo dove un soldato, dopo aver portato l’enorme fardello della guerra, desiderava andare, o meglio, tornare. Ha seguito il richiamo che ogni soldato sente nel più profondo del proprio animo: il richiamo della propria patria.

 

 

 

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