Quando i francesi invasero la Valle d’Aosta, La Thuile fu tra i primi paesi occupati. Mentre il grosso delle truppe si sparpagliava tra le case, per rapinarle e metterle a fuoco, un drappello di soldati si avviò verso la chiesa, intonando una canzonaccia.

La grande porta cedette sotto i violenti colpi di piccone, e incominciò il saccheggio degli arredi. Poi le statue furono buttate a terra, le immagini sacre calpestate, gli altari rovesciati, tra urla e scoppi di risa.

Suonava mezzogiorno, quando giunsero nuovi soldati.

La chiesa era quasi totalmente devastata; restava in piedi soltanto il Grande Crocifisso in legno, sospeso alla volta, appoggiato alla trave, all’entrata del coro.

Si misero a sparare per tirarlo giù. Lo bersagliarono di colpi, con rabbia crescente. Le pallottole finivano tutte nella volta; soltanto una raggiunse la statua, spezzandole un dito del piede.

Un artigliere, accecato dalla collera, decise di staccare dalla croce, con le sue stesse mani, il Salvatore. Passò dalla cantoria e, aggrappandosi al cornicione con l’agilità di una scimmia, fece il giro della chiesa, fino alla trave che sosteneva il Crocifisso. Lì, snudata la sciabola, gridò in tono di sfida: «Vediamo adesso chi di noi due scenderà di qui!».

Precipitò all’improvviso, con un urlo agghiacciante, schiattandosi al suolo.

Ma i rivoluzionari non si diedero per vinti. Un altro forsennato si offrì di tirar giù il Crocifisso, purché gli si portasse una scala. Gliene cercarono una che toccava la volta.

«Eccoti servito, compagno cittadino», disse il medico militare che capeggiava il drappello.

La scala venne appoggiata alla trave di sostegno. L’uomo salì risoluto, con la sciabola in pugno. Giunto ai piedi del Cristo, levò l’arma, ripetendo la sacrilega sfida: «Vediamo ora chi scenderà di noi due».

Mentre sferrava il colpo, cadde all’indietro, fracassandosi il cranio sul gradino che separa la navata dal coro.

Alla vista di quella seconda tragica morte, i soldati si ritirarono, gli uni costernati, gli altri ancor più imbestialiti.

Il giorno dopo, la rabbia dei rivoluzionari si scatenò con maggiore violenza. Giunsero in chiesa muniti di pertiche e corde, che fecero passare a cappio attorno alla testa di Cristo; e in dieci o dodici, dandosi il cambio, si misero a tirare con tutte le loro forze.

Fatica inutile: il Crocifisso non si mosse.

Allora uno dei più scalmanati volle raggiungerlo, arrampicandosi lungo la corda. Ma, quando stava per toccare la Statua, la fune si spezzò di colpo, precipitandolo al suolo.

Turbati, i francesi abbandonarono la chiesa ed il paese, lasciandosi dietro i loro morti.

Dovettero provvedere i montanari a seppellire quegli empi; e sotto terra li misero bocconi, perché erano indegni di guardare il cielo.

 

 

Il paese a cui si riferisce la leggenda è La Thuile, comune italiano di 829 abitanti, situato nel vallone di La Thuile, a nord-ovest della Valle d’Aosta.

La Thuile è un luogo non solo ricco di bellezze naturali, ma anche di storia; lo conoscevano già gli antichi romani e, allora, portava il nome di Ariolica. La prova di ciò è la strada via delle Gallie, fatta costruire da Augusto per collegare la Pianura Padana con la Gallia. Nell’epoca medioevale, Ariolica prese il nome di Thuilia e fu tra i primi domini di Casa Savoia, insieme alla Tarentaise e alla Maurienne, nel X secolo. Il toponimo attuale compare nel 1760, sostituito solo nel periodo fascista dal nome Porta Littoria

Tra il XVIII secolo e la prima metà del XX, La Thuile ricoprì uno strategico ruolo militare; il Colle del Piccolo San Bernardo era a guardia del passaggio fra Tarantasia e il Ducato d’Aosta e questo lo rendeva estremamente importante nei diversi conflitti tra Regno di Francia e Regno di Sardegna, ovvero: Guerra della Grande Alleanza, Guerra di successione spagnola, Guerra di successione austriaca, Campagna d’Italia della Rivoluzione francese.

È proprio quest’ultimo il periodo in cui si svolge la vicenda della leggenda del Crocifisso miracoloso, quando La Thuile fu occupata da truppe francesi, che saccheggiarono senza pietà le città e, in particolar modo, le chiese. Ma qui vediamo come il male viene meritatamente punito. Non importa quanto uno o più uomini possano essere forti, violenti o sacrileghi: non riusciranno mai a superare Gesù Cristo, a farlo cadere, ad essere più in alto di Lui. Persone che godono a far del male, sono destinati solo a fare la stessa fine di Lucifero.

 

«Chi non è con me è contro di me»

Lc 11, 14-23

 

 

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