Quando Bernardo nacque, ci fu gran festa al castello di Mentone, ed il fior fiore della nobiltà si rallegrò col barone Riccardo che la virtuosa dama Bernolina gli avesse assicurato discendenza.

«Porterà alto il nome del casato, sarà cortigiano compìto e prode uomo d’armi» dichiarò con fierezza Riccardo.

«Per la gloria di Domineddio» aggiunse piamente Bernolina. Bernardo crebbe ricco di virtù, ma con scarso interesse per le armi, per quanto il padre si mostrasse impaziente per averlo compagno nelle battute di caccia e nei tornei che si svolgevano a corte. E le sere d’inverno, con la nebbia che si levava folta dal lago e saliva ad avvolgere il castello, porgeva un orecchio distratto alle avventure di caccia e di guerra che raccontavano a gara i nobili ospiti del maniero, riconfortandosi con vino caldo profumato di spezie, davanti al grande fuoco che scoppiettava nel camino.

Il giovane Mentone preferiva i giochi tranquilli e le pie letture delle vite dei santi, tra tutti prediligendo Nicola, vincitore degli idoli bugiardi. Ma, a volte, giungevano al castello pellegrini di ritorno da Roma o dalla Terrasanta, e non si facevano pregare per riferire, in cambio dell’ospitalità per la notte e di un piatto di cibo, le mille vicissitudini attraverso le quali erano passati.

Bernardo allora si faceva attento, e con la fantasia li seguiva passo passo nei loro viaggi lunghi e faticosi, minacciati delle insidie dei briganti che infestavano le strade e dei diavoli annidati sui valichi alpini a farla da padroni.

Perché sul Mont-Joux il demonio, impossessatosi della statua di Giove Pennino, aveva messo assieme una schiera di predoni avidi di sangue e di rapina, che facevano continue scorrerie al di qua e al di là del colle, e con minacce di morte e di torture pretendevano che i viandanti offrissero sacrifici al loro capo, in ogni caso esigendo per lui una decima umana. Così, su dieci che salivano al Mont-Joux, nove passavano, il decimo era preso a viva forza. A volte veniva rilasciato, in cambio d’un ricco riscatto; ma, per lo più, per lui non c’era scampo: l’idolo divorava la sua preda.

Quanto a Colonne-Joux, l’altro possibile valico per chi doveva attraversar le Alpi, anche lì si era accampato il demonio. Un uomo ricco e potente, di nome Policarpo, aveva innalzato sul passo una colonna di porfido, incastonando nel capitello un carbonchio di inestimabile valore. Quello era l’Occhio di Giove. L’inferno se ne era impadronito, e subito si era diffusa la voce che attraverso la preziosa gemma il dio pagano vedesse le malattie di chi gli si accostava, e potesse guarirle e rivelare il futuro a chi pagava un tributo. Era un tranello infernale…

Bernardo, ascoltando, pensava a San Nicola, che aveva mosso guerra agli idoli bugiardi, riportando su loro vittoria, nel nome del Signore; e pregava in cuor sua che gli fosse concesso, con il celeste aiuto, di sgominare i demoni annidati sui vulcani alpini.

Passarono gli anni, e venne il giorno che il barone Riccardo annunciò a Bernolina: «Nostro figlio s’è fatto giovinotto. È giunta l’ora che impari, come conviene a quelli del suo rango, l’arte di condurre i negozi e gli affari di stato ed apprenda le nozioni belliche che gli permetteranno di distinguersi e coprirsi di gloria, guidando, al bisogno, un assalto, apprestando la difesa d’un castello o attaccando una breccia. Il suo precettore Germano è uomo di grande virtù e saggezza, ma il compito è troppo arduo per lui. Manderemo Bernardo a completare i suoi studi a Parigi».

«Così lontano!» protestò dama Bernolina.

Ma dovette convenire che il distacco era necessario, perché anche lei desiderava che suo figlio aggiungesse alla nobiltà della nascita l’ornamento del sapere ed imparasse alla nobiltà della nascita l’ornamento del sapere ed imparasse a maneggiare convenientemente i libri e la spada, per servire nel miglior modo con entrambi il sovrano e Domineddio.

Bernardo, affidato alle curve di Germano, andò a studiare all’università il trivium ed il quadrivivium e passava le ore sui libri. Ma più studiava, più guardava con distacco le cose del mondo, perché una voce sussurrava al suo cuore: «Le gioie della terra sono piccole e vane; la fortuna è di vetro, tanto fragile quanto lucente. Onori e gloria sono concessi e tolti dai principi del mondo: soltanto Dio è fedele nella sua amicizia. Beati quanti sono da lui chiamati alla sua Corte!».

Il giovane si confidò col maestro, che era un uomo assai pio, e si posero entrambi sotto la protezione di San Nicola, che faceva in quel tempo gran numero di miracoli in Lorena, da che le sue reliquie vi eran giunte d’Oriente.

Non passò molto che al signore di Mentone giunse voce che il figlio, insidiato dal tarlo della contemplazione, trascorreva la maggior parte della giornata in preghiera; e subito lo richiamò al castello, dove fu accolto con teneri abbracci e lacrime di gioia; e con gran feste, balli e passatempi, il padre volle insegnargli a gustare i piaceri terreni. Ma, sul più bello, Bernardo lasciava la lieta brigata degli ospiti, per ritirarsi nella sua stanza a meditare. Amareggiato, il barone lo fece chiamare.

«Figlio, perché ti rifuggi la compagnia di dame e cavalieri, rifiutando gioie del mondo?»

«Le gioie del mondo sono piccola cosa ai miei occhi, che cercano la luce di Dio. Assai più delle danze e dei banchetti mi alletta il parlare con Lui».

«Bernardo, sai bene che io ho atteso con ansia il tuo ritorno, perché sono avanti negli anni, e vedo ormai giunto il momento di rimettere nelle tue mani il governo della casa e della baronia, con le sue trenta piazzeforti, i castelli e le terre, con il suo diritto di chiedere ed avere».

«Non so dirvi, padre, quanto mi pesi deludere così le vostre attese. Occupa la mia mente, né lascia spazio ad altro, il pensiero di Dio. Credo ch’Egli mi chiami al suo servizio».

«Scempiaggini! Pensa piuttosto ai doveri che hai verso il sovrano e il casato. Non dimenticare che tuo padre appartiene all’alta nobiltà, e per parte di madre discendenti da quell’Oliviero che fu pari di Francia e combatté fianco a fianco con Orlando, il prode paladine. Tu sei l’unico figlio che abbiamo: tocca a te continuare la stirpe, contraendo convenienti nozze».

«Con tutto il rispetto, vi ripeto che ho pensato di rinunciare al mondo: desidero farmi monaco».

«Figlio ingrato!» riprese con voce alterata il barone «Non ha detto il Signore: “Onora il padre e la madre”? Pretenderesti di ubbidire a Dio, contrariando tuo padre? Ti sei cullato nelle tue fantasie, perché ancora non avevi parlato con me del tuo avvenire. Ai genitori tocca indicare la strada, ai figli seguirla».

«Non addolorarci nella nostra vecchiaia, abbandonandoci per il convento» supplicò Bernolina «Non sai che si può essere devoti a Domineddio, pur restando nel mondo? Pur avendo al fianco una sposa e una famiglia?».

Bernardo chinò il capo, frastornato. Disubbidire ai suoi gli ripugnava; farli soffrire lo colmava di dolore. Non era poi così certo di essere stato veramente chiamato da Dio…

Il barone Riccardo approfittò della sua esitazione.

«Ti daremo al più presto in moglie una giovane degna di te e del nostro casato».

Poi convocò Germano e lo rimproverò: «Vi avevamo affidato nostro figlio, credendovi fedele, ma ci avete traditi. Ne avete fatto un chierico bigotto, anziché un uomo di corte e di spada».

Senza ascoltare ragione, il barone cacciò dal castello il maestro, che trovò rifugio a Talloires, in un convento di benedettini, dove, di lì a poco, chiesero di entrare anche il paggio e il valletto che erano stati con Bernardo a Parigi.

Riccardo, intanto, esaminati i partiti più vantaggiosi e le più proficue alleanze, tra le fanciulle in età da marito aveva prescelto la bella e virtuosa Margherita di Miolans e ne aveva fatto richiedere la mano da suo cugino, il signor di Beaufort.

Fu stabilito il giorno delle nozze e con grande sforzo si prepararono gli sponsali.

Ma Bernardo non aveva trovato la pace, e continuava ad interrogare il Signore. La sera della vigilia, quando ormai il castello era pieno degli ospiti inviati per la cerimonia, si ritirò nella sua camera a pregare.

«Guidate i miei passi, mio Dio. È giunta per me l’ora più grave, ed il cuore esita nel dubbio. A chi devo ubbidire, in questo mondo di contrasti e di errori? Devo piegarmi alle nozze che mi sono imposte? Candida come giglio è la sposa che mi è stata promessa e peno d’alleanza tra due grandi famiglie. Ma a Voi, Signore, ho affidato l’intera mia vita: al Vostro cenno uscirò come Abramo dalla casa del padre e lascerò la mia terra, per servirVi come Voi vorrete. Venitemi in aiuto; io busso a tutte le porte del Cielo ed invoco Maria e San Nicola. Datemi un segno, perché io sappia cosa devo fare».

Ed ecco che la stanza si riempì di chiarore, e nella luce apparve San Nicola in abito di pellegrino.

«Bernardo, servo di Dio, il Signore ti chiama: ascolta la Sua voce. Io sono qui per guidarti, assieme al tuo angelo santo, là dove il Cielo vuole che tu sia condotto: perché dovrai cacciare dalle Alpi i diavoli che ne infestano i passi».

«La porta della mia stanza è sbarrata, non mi è dato di uscire» disse allora Bernardo.

«Quando tu sarai pronto, usciamo di lì» ribatté San Nicola, indicando la finestra.

Bernardo scrisse una lettera d’addio, più o meno di questo tenore: «Amatissimi miei genitori, il Signore vuole ch’io Lo segua, per pormi al Suo santo servizio. Perentoriamente m’impone di abbandonare sposa e baronia, ed io non posso opporGli resistenza: né voi dovete ostacolare la salvezza dell’anima mia. Non cercatemi e non state in pena per me; ma amatemi sempre, vi supplico, così come io vi amo in Dio. Perdonatemi per il dolore che vi arreco e concedetemi la vostra benedizione».

Lasciato il foglio sull’inginocchiatoio, Bernardo andò alla finestra, che dava su un lato strapiombo. Sanza sforzo divelse l’inferriata e, fattosi il segno della croce, si lanciò nel vuoto. Un angelo e San Nicola lo presero per mano e a volo lo condussero a terra. Là dove i piedi del giovane toccarono il suolo, rimasero impresse nel sasso le orme.

Scortato dalle sue celesti guide, Bernardo prese la via delle Alpi. Nessuno al castello si accorse della sua fuga.

All’alba, i palafrenieri fecero uscire i cavalli delle scuderie, mentre nobili cavalieri e gentili dame, vestiti dei loro abiti più belli, incominciavano a radunarsi nel salone baronale, per attendere lo sposo e muovere con lui incontro a Margherita.

Ma l’ora avanzava, gl’invitati si facevano impazienti e Bernardo non si vedeva comparire. Riccardo mandò un paggio a sollecitarlo. Gli fu portata la lettera del fuggitivo, trovata sull’inginocchiatoio nella stanza vuota. Il barone, leggendola, avvampò di sdegno; dama Bernolina si sentì venir meno.

All’allegrai subentrò lo sgomento.

«Il conte Miolans non vorrà tollerare quest’affronto: chiederà riparazione dell’offesa» sussurrò il signore di Beaufort all’orecchio del cugino.

«Vogliate presentargli le mie scuse; esprimetegli tutto il nostro rammarico per quanto è avvenuto; e affinché non pensi ch’io manco di parola, mostrategli la lettera, chiedendogli di compatire la nostra afflizione: perché ci vediamo ad un tempo privati dei beni più grandi che pensavamo di avere: il figlio e l’alleanza tra le nostre case».

Il conte di Miolans non volle, però, sentir ragioni; non solo rifiutò di leggere lo scritto di Bernardo e di ascoltare il racconto della sua misteriosa e davvero miracolosa fuga dal castello, ma, impaziente di vendicarsi, sfidò a duello Riccardo Mentone, per lavare nel sangue l’offesa.

Allora si fece avanti Margherita, ispirata dal Cielo. Bella come un angelo, nel suo immacolato abito da sposa, si prostrò a terra, giungendo supplichevole le mai.

«Amatissimo padre, porgetemi ascolto, vi prego. Non deve, per causa mia, nascere una guerra tra due casate che un matrimonio stava per congiungere con vincoli di alleanza e parentela. Nostro Signore ha voluto Bernardo per Sé: e per rispondere alla Sua chiamata, il mio promesso ha abbandonato il mondo, e glorie, ricchezze, piaceri. Padre mio, io non voglio essergli da meno: con il consenso e la benedizione vostra, scelgo Cristo per sposo ed a Lui mi consacro. Seguo la via che Bernardo mi ha segnato, per incontrarmi con lui, nel cuore del nostro comune amico Gesù. Padre, nel nome del Signore che mi chiama, non pronunciare parole di guerra, ma soltanto di pace».

Questo discorso mosse al pianto tutti i nobili cavalieri e le dame, spegnendo il fuoco dell’odio ed ogni desiderio di vendetta. Quello stesso giorno, Margherita fu accompagnata nell’abbazia di Grenoble, dove ricevette il velo e trascorse il resto dei suoi giorni, conducendo vita santa ed esemplare.

Bernardo intanto, guidato da San Nicola e dall’angelo attraverso sentieri sconosciuti, senza intralci, aveva valicato le Alpi ed era giunto alle porte di Aosta. Lì, premonito del Cielo, l’arcidiacono Pietro lo attendeva: l’Angelo Gabriele gli aveva annunciato l’arrivo di un servo di Dio, destinato a riportare vittoria sugli spiriti maligni che infestano i passaggi delle Alpi.

L’arcidiacono diede dunque a Bernardo il bacio ed il saluto della pace, l’accolse nella sua casa, per fare di lui il suo discepolo e successore. Lì il giovane visse in incognito, ed inutilmente il barone Riccardo lo fece cercare in ogni contrada da servi e corrieri. Dio teneva Bernardo nascosto nell’ombra della sua protezione, permettendo, tuttavia, che percorresse la valle predicando, per convertire i cuori alla Fede.

Così grande divenne la fama delle sue virtù che, alla morte dell’arcidiacono Pietro, con unanime accordo, egli venne chiamato a prenderne il posto.

Ora accadde che giunse ad Aosta, di ritorno dalla Terrasanta, un gruppo di pellegrini, già decimanti all’andata dai diavoli del Mont-Joux e timorosi di ripassare il colle. Bernardo li ospitò nella sua casa e, come spesso faceva, trascorse la notte in preghiera. Ed ecco che, sull’alba, gli apparve San Nicola, vestito da romito.

«Che aspetti, Bernardo, per muovere guerra ai demoni, che infestano il passo? È venuto il momento di riportar vittoria sull’inferno: questo ti manda a dire il Padre Onnipotente».

Turbato, il santo arcidiacono corse dal vescovo a riferire quanto gli era accaduto; ed il prelato subito dispose che in progressione solenne clero e fedeli l’accompagnassero ad affrontare l’idolo di Giove.

A Saint-Rhémy, Bernardo volle che la schiera cristiana si arrestasse e solo i nove pellegrini proseguissero con lui, precedendo sul colle.

«Sarò io, il decimo, a passare, perché i diavoli se la prendano con me» li confortava «perciò non abbiate timore: Dio è con noi».

Sul monte, intanto, la statua di Giove aveva chiamato le forze infernali a raccolta.

«Dove siete, briganti? Accorrete! Qualcosa di insolito accade. L’angoscia mi assale: mi sento sospesa sul capo un’oscura minaccia».

«Ti tormenta la fame, signore» rispose per tutti Agraparte «Da giorni non passa nessuno sul colle: il lungo digiuno ti pesa. Ma sta’ di buon animo: presto ti rifarai. Già vedo…».

«Che vedi, ladrone, oltre a Giove che brucia di febbre, che langue di fame, che arde di rabbia?».

«Vedo una schiera che si avvicina al passo».

«Quanti sono, dì, quanti?» domandò il simulacro, impaziente.

«Li ho contati, son dieci. L’ultimo veste di bianco» intervenne Astarotte.

Giove tremò di paura.

«È lui! Il nemico che viene a farci guerra».

«Noi avremo la meglio!» gridò imbestialito Agraparte.

«Su, dunque, popolo d’inferno! Oscura il giorno con cumoli di nubi; addensa fitta nebbia, scatena neve e grandine; scuoti furiosi turbini, lancia lampi accecanti, dardeggia nembi e fulmini, scroscia tuoni assordanti…» prese ad urlare fuori di sé la statua.

Un’improvvisa notte calò sulla montagna. La tempesta s’abbatté furibonda sulla schiena che saliva salmodiando verso il colle.

Ma l’Uomo di Dio proseguiva il cammino sereno, rincuorando i suoi nove compagni: «Il Signore è con noi, non abbiate timore di nulla».

La statua di Giove continuava a ruggire rabbiosa.

«Attenti al decimo: è lui che angoscia».

«Lo prendo, sta’ tranquillo, appena arriva a tiro» assicurò Astarotte ponendosi in agguato.

Ed Agraparte prese a contare: «Uno, due, tre, quattro…».

I pellegrini passarono; giunse davanti all’idolo Bernardo. Invocando l’aiuto del Signore, gettò la stola al collo della statua.

Il simulacro si spezzò all’istante, frantumandosi al suolo con così orrendo fragore che sembrò che la montagna intera crollasse assieme a lui: ed il diavolo del Mont-Joux, che vi si era annidato, miracolosamente avvinto alla catena in cui s’era trasformata la stola, si acquattò tremebondo ai piedi del Servo di Dio.

Le tenebre si squarciarono all’improvviso, le nubi si dissolsero, lasciando sgombro il cielo.

«Nel nome sempre amato di Gesù, spiriti maledetti, vi ordino e impongo di non recar più danno ai viandanti che passano il Mont-Juìoux. Per mia bocca, il Signore vi esilia tra i ghiacci del Mont-Mallet, dove avrete da oggi dimore» disse Bernardo.

I diavoli, con La coda tra le gambe, obbedirono all’ordine ricevuto, mentre l’arcidiacono, salutati i pellegrini, facevano ritorno a Saint-Rhémy e di lì proseguiva verso Aosta, alla testa del clero e dei fedeli, che cantavano gioiosi Te Deum.

Ma il maligno ancora spadroneggiava sulle Alpi Graie, tiranneggiando la popolazione e i viandanti, costretti con minacce e tormenti ad adorare il carbonchio detto Occhio di Giove. Anzi, vistosi vergognosamente cacciato dal Mont-Joux e privato dei diritti che vi aveva usurpato, il diavolo raddoppiò a Colonne-Joux le abituali violenze, aggiungendo agl’inganni furti e vessazioni.

Mosso a pietà da tante sofferenze, Bernardo salì in processione verso il valico; sentendolo avvicinandosi, il demonio, tremante di paura, abbandonò il campo, evitando lo scontro.

Il santo abbatté la colonna infernale, spezzò il carbonchio e ne sparse le polveri al vento. Poi benedì quei luoghi liberati dal maligno e vi piantò una croce.

Ora quei due passi alpini non erano più infestati dai demoni; ma l’asprezza del cammino ed i rigori del lunghissimo inverno rendevano difficile la strada per Roma e i luoghi santi.

Così Bernardo disse: «Con l’aiuto di quanti vorranno acquistare meriti facendo donazioni, fonderò su ciascuno dei due colli un ospizio per il conforto dei pellegrini, dedicando la chiesa a San Nicola».

Si trovarono muratori e carpentieri; e nobili e religiosi, con elemosine e offerte, a gara fornirono i mezzi per attuare il progetto. Per tutti i territori circostanti si sparse ben presto la voce che non passava lassù uomo o donna che non trovasse all’ospizio conforto ed aiuto dai monaci che vi si erano stanziati.

Bernardo stesso frequentemente saliva al Mont-Joux e, nella solitudine, si raccoglieva in preghiera.

Accadde un giorno che alcuni pellegrini, che erano stati ospitati da lui, si fermavano poi al castello di Mentone, dove presero a raccontare meraviglie del santo arcidiacono che aveva liberato dai diavoli le Alpi, e conduceva vita più simile a quella degli angeli che quella degli uomini comuni.

I signori di Mentone decisero di recarsi da quel santo, per cercare sollievo al loro mai sopito dolore; e tosto si misero in viaggio.

Bernardo li riconobbe all’istante, ma Riccardo e Bernolina non ravvisarono lui, che aveva il volto segnato dai digiuni e rischiarato dalla luce della grazia. Così, a cuore aperto, gli confidarono la loro pena d’essere stati abbandonati dal figlio e di averlo perduto.

Bernardo prese a rincuorarli.

«Forse il Signore via tolto un figlio per restituirvelo, come a Giacobbe restituì Giuseppe, purché siate disposti ad accettare la scelta da lui fatta, che voi avete un tempo ostacolato. Se il principe l’avesse al suo servizio, per onorare così la vostra casa, avreste avuto per lui riconoscenza. Dio l’ha reclutato alla Sua Corte, e voi piangete, né volete capire quanto è stato generoso con lui e con voi stessi. Offritegli, invece, vostro figlio: è questo il modo di riottenere tutto, perché rinunciare con gioia rende centuplicato il bene a cui si rinuncia».

Disse allora Riccardo: «Voi dovete sapere qualcosa: datemi una speranza di ritrovare il figlio che ab­biamo perduto».

«A voi, che tanti meriti avete ai Suoi occhi, Dio non vorrà negare qualche segno, per nostro conforto» aggiunse trepidante Bernolina.

«Questi favori, signori, sono appannaggio dei santi: io sono un povero peccatore, e come tale mi dovete trattare. Però vi dico: ho visto un giovane, che molto rassomiglia a quello di cui parlate, passare di qui, tempo addietro, al seguito del Principe dei principi: e la gioia del suo cuore era grande».

«Era il Signore Iddio quel Principe die principi?» domandò Bernolina «E non sareste voi il giovane che lo seguiva? Ah, Bernardo, non prolungate oltre la finzione: troppo a lungo abbiamo penato, nel­l’attesa di questo incontro».

Bernardo sorrise, tendendo le braccia ai due vecchi, che tra lacrime e baci e domande ringraziavano Dio.

«Questo solo chiedevamo al Signore: di vedervi un’ultima volta, prima di morire ad andarvi ad attendere in Cielo».

«Là, appunto» rispose il santo «con la grazia divina ci ritroveremo per l’eternità. E quel momento non è tanto lontano: che cosa, infatti, è più breve di un soffio di vita?».

I baroni tornarono, dunque, a Mentone con il cuore pieno di soave letizia, dopo aver messo a disposizione del figlio l’eredità che gli era destinata, per le necessità del monastero; e Bernardo, ultimata la costruzione dei due ospizi, riprese la sua vita di preghiera e di predicazione, compiendo mirabili conversioni e prodigi, non solo in Valle d’Aosta, ma anche a Pavia, a Milano e nel Novarese. Lì trascorse gli ultimi anni della sua vita terrena, predicando in ogni contrada contro superstizione e vizio, e compì trenata miracoli, guarendo storpi, ciechi e paralitici.

Un giorno si fermò a riposare nel monastero di San Lorenzo a Novara e, nella notte, udì la voce di San Nicola, mandatogli Domineddio, che lo chiamava: «Servo devoto di Dio, che nel nome di Cristo hai sconfitto il maligno, vieni a ricevere la corona preparata per te».

Oltre cinquecento prodigi compì ancora Bernardo dopo la morte, tanto che venne proclamato Santo; ed in suo onore, il Mont-Joux e Colonne-Joux presero il nome di Piccolo e Gran San Bernardo.

 

 

Probabilmente, San Bernardo non viene visto molto bene ai tempi d’oggi, dato che ha lottato contro il paganesimo e, quindi, contro la libertà di culto. Eppure, lui ha semplicemente seguito il primo Comandamento:

Non avrai altro Dio al difuori di Me.

Questa è la prima regola che nostro Signore Onnipotente mostra a Mosè, quando gli consegna le Tavole dei Dici Comandamenti. E ciò nonostante, viene completamente ignorata.

Ma questo non è l’unico Comandamento che San Bernardo rispetta:

Onora il padre e la madre

Finché Dio non lo ha chiamato, il santo ha sempre obbedito ai genitori. San Bernardo ha sempre messo la volontà di Dio come priorità assoluta, e per questo è stato ricompensato con l’intervento della Grazia, come quando ha potuto riabbracciare i genitori. È solo grazie a Dio se egli ha potuto fare tutto questo bene, durante il corso della sua vita, aiutando i suoi cari, e non solo, a realizzarsi nella fede.

San Bernardo di Mentone è un grande esempio di santità e i santi posso aiutare per qualsiasi cosa occorra. Basta affidarsi a loro e alla Madonna durante le nostre preghiere, e il mondo, con tutte le sue avversità, non ci farà più paura.

 

 

 

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