Non interessa quanto tempo passa o sia passato dalla pubblicazione di un libro alla sua recensione o alla sua diffusione conoscitiva. Qui siamo dinanzi ad un testo, dalla cui pubblicazione è trascorso circa un anno e ad una mostra che si sarebbe dovuta svolgere sin dall’anno scorso, dal 25 giugno al 28 settembre, e che è stata programmata per l’anno prossimo, dal 30 giugno al 3 ottobre. I due eventi coincidono nella loro contestualità, conservano la loro attualità, promettendo una convergenza di programmi e contenuti. «La Grande Bellezza», se è il titolo della mostra programmata al musée Fesch des Beaux Arts di Ajaccio, in Corsica, «ricettacolo di una delle più grandi collezioni francesi della pittura italiana, quella del cardinale Fesch, è il luogo ideale per questa scoperta», è anche il titolo dato al  catalogo, in lingua francese, curato da Andrea Bacchi, Liliana Barroero,  Philippe Costamagna e Andrea Zanella, con l’introduzione di Francesco Moschini, Segretario generale dell’Accademia di San Luca di Roma, che, a nome del predetto sodalizio, ha inteso accogliere positivamente di collaborare per la buona riuscita della mostra di Ajaccio.

«La Grande Bellezza. L’Art à Rome au XVIIIe siècle, 1700-1758» (Silvana Editoriale, pp. 300, 2020, € 29,00). Né barocca né neoclassica, la produzione artistica italiana della prima metà del Settecento fu in parte oscurata dai movimenti artistici che la inquadrano; quando si parla di questo periodo, è quasi esclusivamente per mettere in mostra le realizzazioni artistiche di Venezia e Firenze. Quest’opera si propone di sostituire i contributi di opere disegnate in quel momento a Roma ai movimenti artistici che gli succederanno e si affida per farlo a una delle più grandi collezioni francesi di pittura italiana, presente al Palais Fesch di Ajaccio – che dedicherà, inoltre, una mostra nell’estate del 2022. «Questo libro è quindi inteso come il riferimento di questo periodo ancora troppo poco rappresentato. Periodo in cui Roma, dopo essere stata il centro di formazione dei grandi pittori del XVII, viene gradualmente eclissata da Parigi durante il XVIII per una serie di motivi, fra i quali l’impoverimento del mecenatismo papale, ma anche della clientela borghese, le cui commissioni rispecchiano gusti più semplici. Del resto, per quanto riguarda la pittura, è piuttosto Venezia a essere apprezzata. Tuttavia, in questa epoca, Roma diventa anche la culla di una nuova corrente: il neoclassicismo. Il volume cerca di evidenziare il contesto che ha portato da un lato alla perdita d’influenza di Roma rispetto al contesto italiano ed europeo, ma dall’altro all’emergere di nuovi elementi, la cui maturazione si sarebbe completata nel secolo successivo». Vengono presentate tra le altre le opere di Giovanni Paolo Panini, Canaletto, Piranesi, Maria Felice Tibaldi, Francesco Fernandi (alias gli Imperiali), Giuseppe Bottani, Pierre Subleyras, Benedetto Lutti.

Il volume vede la partecipazione di alcuni dei maggiori studiosi di questi temi da Maria Teresa Caracciolo a Arnauld Brejon de Lavergnée, compreso un nutrito gruppo di giovani studiosi italiani e francesi: Vittoria Brunetti, Annick Le Marrec, Davide Lipari e Vincenzo Mancuso, per citare solo alcuni. Scendiamo nei dettagli e leggiamo i vari titoli, i vari argomenti e i relativi autori.  Introduzione Andrea Bacchi, Liliana Barroero, Philippe Costamagna. Andrea Zanella Il tempo di Clemente XI (1700-1721); Andrea Bacchi Innocenzo XIII, Benedetto XIII, Clemente XII. Un tempo di transizione Andrea Zanella; L’età di Benedetto XIV (1740-1758) Liliana Barroero; Dipinti romani del XVIII secolo dalla collezione Fesch Annick Le Marrec. Presenze romane. Tavoli del Settecento nelle collezioni pubbliche francesi Nathalie Volle; Charles-Nicolas Cochin e la pittura italiana contemporanea Arnauld Brejon de Lavergnée; Roma Maria Teresa Caracciolo; Accademia. Le accademie di Roma Andrea Zanella; La festa e lo spettacolo a Roma, 1700-1758 Luciano Arcangeli. Palazzo Liliana Barroero; Chiesa Andrea Bacchi. 

 

Jules Pasqualini, Portrait du Cardinal Fesch, olio su tela, XIX secolo, Museo Fesch, Ajaccio

 

Nel catalogo come nell’esposizione sarà la pittura l’arte dominante, non mancheranno pezzi riferiti ad arredi ed oreficerie. In questa sede preme sottolineare anche i vari prestiti provenienti da gallerie, musei italiani e collezioni private: da Roma ad Ariccia, da Matelica a Firenze, passando per Bologna, Napoli, Perugia e Montefortino. Pagine di storia, d’arte, di storia dell’arte nel connubio e nel contesto di una riscoperta sempre costante di quanto l’arte italiana e romana, in particolare del XVIII secolo, ha tenuto desti artisti, studiosi, critici d’arte. Pagine vigorose di una Storia della Chiesa universale, attraverso il mecenatismo di alcuni Pontefici, che hanno saputo mostrarsi all’altezza dei tempi per la costruzione di tempi nuovi.

I tempi della memoria, del ricordo, della bellezza, dello splendore o meglio ancora della grande bellezza che resiste, permane, illuminata da quei riflettori puntati sul sacro, sul divino, consacrato come un fenomeno crescente di produzioni artistiche, andato, giustamente, oltre ogni territorialità geografica, per proiettarsi oltre i confini circoscritti di un mondo che ha saputo imporsi nella sua autenticità e nel suo splendore, internazionalizzandosi. Forse, un fenomeno sottovalutato in passato, ma che da questo prossimo evento espositivo saprà riemergere dalle ceneri e rifulgere di luce vera e non più riflessa. La lettura attenta del catalogo porterà il lettore a viaggiare virtualmente e idealmente in quegli spazi in cui le opere parleranno ancora. In quelle stanze di Ajaccio in cui scuole di pensiero e pensatori si potranno confrontare, “scontrare” per il supremo interesse di quell’arte rivalutata, posta sul giusto piedistallo della storia e di quella critica che non mancherà di suscitare dibatti, interessi. La pubblicazione del catalogo non è un evento a sé o conclusivo. È  la spinta a continuare, a ricercare nuove suggestioni, nuove emozioni, nuove menti, nuove intelligenze creative, perché l’arte è ciò che continua, cammina con l’anima e con il corpo, con le mani e con il cuore. Una mostra, alla pari del conseguente catalogo, non è un mai fenomeno avulso se riesce a sintonizzarsi, a sincronizzarsi sulle stesse lunghezze d’onda dei sentimenti e dei valori. In questo caso, credo di poter concludere che il connubio ha funzionato e credo continuerà a funzionare.  Funzionerà sempre.

 

 

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