In un periodo in cui si susseguono inaspettati colpi di scena nel panorama politico nazionale, cerchiamo di trovare una chiave di lettura utile ad interpretare gli eventi e comprendere quanto sta accadendo anche a livello locale all’interno dei partiti politici di centrodestra, intervistando il Consigliere comunale di Bergamo, Filippo Bianchi.

 

L’alleanza a sostegno del governo Draghi, che unisce forze politiche con storie molto diverse e, per molti versi, antitetiche tra loro, come PD, Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, come è stata interpretata dall’elettorato e dagli amministratori locali a quasi dieci mesi dal suo esordio?

Le risposte degli elettorati dei partiti coinvolti sono state diverse, almeno a prestare fede ai sondaggi ed alle ultime elezioni amministrative, dando loro un significato politico. Gli elettori di PD e Forza Italia non paiono patire questa situazione, tanto è vero che questi partiti ne traggono giovamento, crescendo nei sondaggi e nelle urne, anche se in maniera non eclatante. Chi sembra avere accusato maggiormente il colpo sono la Lega per Salvini Premier ed il Movimento 5 Stelle. Questo scarso apprezzamento del proprio elettorato per la «svolta moderata» non pare avere scosso, sia pure con alcune eccezioni, gli eletti ed i quadri del partito di Via Bellerio, dove in molti fanno finta di nulla o, addirittura, tentano di “normalizzare” la situazione; chi perché non si rende ancora conto dell’errore compiuto, chi perché non vede come uscirne, chi perché potrebbe parafrasare Francesco Guicciardini (1483-1540) e dire «el grado che ho avuto con più […] [superiori di partito] m’ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro», anche nell’errore…

In ogni caso non è mai una buona idea mettere un banchiere a governare un Paese, soprattutto quando questi, da Vicedirettore Generale del Tesoro, aveva svenduto il patrimonio pubblico italiano agli stranieri.

 

 

Non ritiene sia stato un atto di responsabilità formare un governo con un consenso allargato in questa particolare fase storica?

Dipende dal Governo e da che cosa, in concreto, l’ampiezza della maggioranza produce, vale a dire quale sia la somma algebrica tra la possibilità di incidere, correggendo le scelte più dannose e/o favorendo quelle più utili, ed il peso del proprio avallo a politiche antitetiche alle proprie.

Questo era, sulla carta prima di nascere, e si è dimostrato, nell’azione, palesemente sbilanciato a sinistra, con venature tecnocratico-sinarchiche. In aggiunta a ciò, la personalità del Presidente del Consiglio e, soprattutto, il soft-power di cui ha goduto ancora prima del giuramento erano chiaro indizio del fatto che le forze politiche di maggioranza avrebbero avuto un potere di condizionamento minimo, per non dire quasi nullo, come dimostra, ad esempio, la presenza della Lega per Salvini Premier, con una capacità di condizionamento delle scelte molto relativa, per essere eufemistici.

L’effetto, invece, è stato inverso: l’operato del governo Draghi, vale a dire l’incremento dell’immigrazione clandestina, il tragicomico Ministro Speranza, il ripescamento della Fornero e di Arcuri, per il combinato disposto del sostegno del partito di Salvini e del bombardamento mediatico in corso, è quasi apparso accettabile, anche per una parte dell’elettorato di centro-destra; questo, ovviamente, ha ridotto o, almeno, teso a ridurre il margine di manovra dell’attuale Minoranza, che si trova a dover combattere contro i propri storici alleati.

 

Consigliere, recentemente lasciato il Gruppo della Lega, per quale motivo?

Il cambio di paradigma della Lega per Salvini Premier, dall’adesione al sinistro governo Draghi in poi, ha rotto un equilibrio e questa rottura è andata, nel tempo, sempre più accentuando le contraddizioni e le ipocrisie. Anche il consigliere comunale, pur dovendosi occupare spesso di questioni prettamente amministrative, si è presentato alle elezioni con un determinato partito; il presentarsi con il simbolo di una forza non significa unicamente far parte di una squadra, che intende svolgere il ruolo che l’elettorato le avrà assegnato (maggioranza o opposizione), ma condividere e, implicitamente, impegnarsi a difendere concretamente il programma ed i valori per i quali si è stati votati: ci vuole rispetto per il cittadino che ti dà la sua fiducia politica. La fedeltà al programma, che è già una buona base di partenza non basta: l’elettore ha il diritto di fare affidamento sul fatto che le decisioni di ogni eletto di una forza politica (in modo particolare se radicata sul territorio e fortemente identitaria), anche su materie non previste espressamente dal programma, agirà in consonanza con gli ideali che il partito ha posto alla base del suo identikit politico. Se tali ideali vengono mutati, rinnegati o, anche solo, ridimensionati dall’agire concreto e/o (ed è la cosa, forse, più grave) dalle dichiarazioni dei massimi esponenti, la fedeltà dell’eletto deve andare al patto con il cittadino che lo ha votato o all’arbitraria volontà del superiore di partito che lo ha messo in lista? La mia scelta è netta ed assoluta: il cittadino, che mi ha votato perché incarnavo certi valori ha diritto a vedere che, almeno da parte mia, si è rimasti loro fedeli, garantendo, così, a quegli ideali ed a quell’elettorato la rappresentanza politica che merita, avendola votata. Ho, tuttavia, maturato la decisione con prudenza, perché è sempre doloroso dover abbandonare persone ed istituzioni nelle quali si è creduto.

 

Si è dedicato particolarmente nel portare avanti le battaglie a tutela dei principi non negoziabili; non sarebbe stato opportuno continuare a portare avanti tali battaglie nella Lega?

Anche su questo fronte la situazione non è affatto rosea, non vi è un progetto organico: il rischio sarebbe stato quello di prestarsi ad un’operazione che serva solo a portare il consenso dei cattolici e di tutti coloro che difendono il diritto naturale su un binario morto: insomma avere la funzione dello specchietto per le allodole.

Mi sono reso conto che nel mio ex partito (quanto mi costi formulare il monosillabo «ex» è difficile da esprimere) la visione liberale e progressista è prevalente e che la quasi totalità di coloro che si definiscono identitari e cattolici si comporta da “cagnolini ammaestrati”, non hanno o non mostrano interesse a costituire una corrente unitaria all’interno del partito, preferendo la sicurezza di essere riconfermati al rischio di creare qualche attrito. Abbiamo, poi, visto il senatore Salvini, dopo che il Ddl Zan era stato bloccato al Senato per merito del buonsenso di alcuni senatori di sinistra, richiederne nuovamente e pubblicamente la trattazione, sia pure in forma depotenziata!

Non si può non vedere quanto avviene a livello locale, una Lega Salvini che in Alto Adige vota a favore della “legge Zan” locale, a Firenze vota a favore della rete Ready ed in Piemonte promuove in Consiglio regionale, assieme alla Sinistra, una legge che introduce il nipt test[1] gratuito, con l’effetto di incentivare ed incrementare l’aborto eugenetico, come in Emilia Romagna. In Veneto poi abbiamo recentemente assistito alle dichiarazioni di Zaia, in favore del Ddl Zan. Quando, invece, a capo della Lega c’era Umberto Bossi, i progressisti venivano tenuti a freno, si votava contro la RU486.

 

 

Perché ha aderito a Fratelli d’Italia? Non ha pensato piuttosto di aderire al Popolo della Famiglia?

Il Popolo della Famiglia è una realtà in crescita in Lombardia, che raccoglie il consenso di molti delusi dal progressismo di centrodestra, in una terra tradizionalmente cattolica e conservatrice; ritengo, tuttavia, che la loro impostazione, che fa prevalentemente riferimento alla DC e alla Gerarchia ecclesiastica modernista, sia in definitiva contraria al raggiungimento dei nostri obiettivi: dobbiamo proprio alla Democrazia Cristiana, di Alcide Amedeo Francesco De Gasperi (1881-1954), Aldo Romeo Luigi Moro (1916-1978) e Giulio Andreotti (191-2013), la scristianizzazione del nostro Paese, la salita dei socialisti al governo, la legge sul divorzio, la promozione dell’educazione sessuale nelle scuole… Anche l’aborto, l’omicidio di Stato, porta il timbro democristiano; esso deriva proprio da quel «Compromesso Storico» con il Partito Comunista Italiano, avvenuto grazie ad un governo di «solidarietà nazionale», simile a quello che stiamo tristemente sperimentando oggi, nonostante all’epoca vi fosse la presenza di una maggioranza parlamentare antiabortista, grazie ai voti dell’MSI, rifiutati dalla DC. Fratelli d’Italia, oltre a rappresentare nelle Istituzioni i cittadini contrari a questo sinistro governo e ad aver strutturato organicamente il partito con dipartimenti a tutela dei principi non negoziabili (vita, famiglia, libertà educativa) costituisca l’unica alternativa che può arginare e scongiurare gli errori del passato, le trappole di un Centro che vuole portarci verso Sinistra.

 

Ma l’attenzione alla dimensione locale della Lega come si concilia con quella alla dimensione nazionale di Fratelli d’Italia?

Le dimensioni nazionali sono plurali, contengono cioè delle identità al loro interno, come anche in Spagna ed in Germania. L’identità nazionale è il riflesso comune delle identità locali, non esiste un’identità italiana che prima di essere tale non sia piemontese, siciliana o lombarda. Purtroppo l’unificazione liberale risorgimentale, che abbiamo subìto, ha sortito un effetto anti-italiano, che ha aggredito proprio il comune sentire ed il collante comune a tutti gli italiani: la religione cattolica e la Chiesa Cattolica, ciò che razionalmente sarebbe dovuto essere il pilastro sul quale fondare l’Italia. La dimostrazione pratica dell’armonia tra dimensione locale e sovra-locale la si riscontra esplicitamente nel motto del Carlismo, «Dios, Patria, Rey, Fueros», in cui la dimensione della Patria si concilia con quella locale del Fuero e l’una puntella ed esalta l’altra.

 

 

 

[1] Si tratta di un esame del sangue della madre nel primo trimestre di gravidanza, che permette la probabile presenza nel feto di sindorme di Down, sindrome di Edwards e/o sindorme di Patau.

 

 

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2 commenti su “Il cambio di paradigma della Lega: dal moderatismo al progressismo”

  1. Caro Filippo, non posso che condividere la Tua scelta che, come ben sai, corrisponde al mio pensiero anche di Cristianità.
    La mia riflessione, mi porta indietro a quel pomeriggio (trascorso assieme ad altri due Amici) quando durante uno scambio di vedute, Ti dissi che grazie anche a quel Tuo carisma “toscanaccio” avrei cambiato idea e che mi sarei iscritto a FdI. Resto in attesa.
    Un Caro Saluto.
    vincenzo.

  2. Una lucida analisi storica e contemporanea. Davvero interessante. Complimenti. Solo una curiosità, il cognome De Gasperi è una parola sola: Degasperi

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