Chi ha paura dei mini Bot?

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«I mini Bot o sono moneta, e allora sono illegali, oppure sono debito e allora il debito sale. Non vedo una terza possibilità» sentenzia il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, il 6 giugno scorso. È la prima e la più autorevole presa di posizione pubblica, tesa a far morire sul nascere l’attuazione di quel punto del «Contratto di Governo» che va sotto il nome di mini Bot. Cominciamo con l’esaminare come questa semplice frase sia una concatenata serie di menzogne, che di mirabile abbiano solo la studiata similitudine con il vero.

Che i mini Bot siano moneta o (titoli di) debito è affermazione falsa per eccesso, in quanto i titoli in parola non possono essere considerati moneta, ma unicamente debito. Il termine moneta è utilizzato nel senso contemplato dai trattati istitutivi dell’euro, come dimostrato dall’inciso «e allora sono illegali». I suddetti trattati, che vietano agli Stati di battere moneta, lo fanno intendendo, ovviamente, il termine in senso stretto: è moneta solo quella che ha pienamente corso legale, vale a dire che non può essere rifiutata negli scambi commerciali all’interno dello Stato che la adotta. I mini Bot, per come sono stati concepiti, possono essere accettati e, conseguentemente, possono anche essere rifiutati. Essi, quindi, sono, a tutti gli effetti di legge, dei titoli di debito al portatore, che hanno, come debitore, lo Stato italiano, come tutti gli altri titoli del debito pubblico; e, dunque, sono, al pari di tutti gli altri, assolutamente legittimi. I trattati, sia detto per inciso, non prevedono nessun taglio minimo per l’emissione dei suddetti titoli, lasciandolo al prudente apprezzamento dello Stato emittente.

Più grave e più smaccata è la menzogna contenuta nella seconda parte della frase. Affermare che, se i mini Bot sono, come realmente sono, debito, producono automaticamente un aumento del debito stesso è un’affermazione palesemente falsa per difetto, nonostante possa apparire, ad un ascoltatore distratto, come un’ovvietà. I mini Bot verranno emessi unicamente per pagare debiti che la Pubblica Amministrazione ha già nei confronti di imprese private. Se, dunque, è vero che la loro emissione aumenta il debito dello Stato, è altrettanto vero che il loro utilizzo, per il pagamento dei debiti pubblici, diminuisce il suddetto debito del medesimo importo, con un’operazione, che è a saldo 0, quantunque conceda un minimo di «fiato finanziario» ad aziende che rischiano il fallimento per non riuscire a incassare i loro crediti nei confronti del pubblico Erario.

Tutto ciò premesso, rimane la domanda sul motivo che abbia spinto il più importante banchiere europeo e, dietro di lui, moltissimi esponenti, anche di primo piano, del mondo economico e giornalistico ad esporsi con affermazioni così palesemente destituite di fondamento e così facilmente smentibili. Perché questo intensissimo fuoco di sbarramento contro i mini Bot, da parte di coloro che, in un modo o in un altro, si richiamano alla Sinarchia eurocratica?

Contro questo strumento finanziario è intervenuto anche il «partito di Mattarella» all’interno del Governo, con una nettissima presa di posizione del Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, cui si è associato il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, e con una più sfumata del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. A riguardo di quest’ultimo, si può notare una certa parabola politica, finora non certo baciata dal successo: quando è salito a Palazzo Chigi, ha cercato di accreditarsi come arbitro e mediatore tra Lega e Movimento 5 Stelle; durante la campagna elettorale per le europee del 26 maggio scorso, poi, ha mostrato di sposare, sia pur moderatamente, le tesi dei grillini; a partire dalla sua conferenza stampa del 3 giugno scorso, infine, è parso appoggiarsi al Capo dello Stato.

Tutti i grandi giornali hanno ripreso e rilanciato le parole di Draghi, come se fossero la Bibbia. Confindustria si è spinta, addirittura, oltre, definendo, per bocca del Presidente dei Giovani Imprenditori, Alessio Rossi, i mini Bot «soldi del monopoli».

Che cosa, in questa proposta, spaventa tanto l’eurocrazia, da indurla ad un attacco così massiccio?

Pur non essendo moneta, come abbiamo detto, essi sarebbero in grado di aumentare la liquidità in circolazione in Italia, senza che questo possa avere effetti inflattivi sul nostro Paese. Le aziende, che dovessero accettarli in pagamento, li potrebbero utilizzare per pagare ogni loro debito nei confronti di qualunque Pubblica Amministrazione, ma potrebbero anche offrirli ai loro creditori, in modo da sottrarsi al possibile pericolo di insolvenza; questi, a loro volta, potrebbero accettarli, anticipando, così, i loro incassi, o rifiutarli. Nel primo caso, si ritroverebbero nella situazione delle imprese che li hanno presi direttamente dallo Stato; e così a seguire. Questo processo, tendenzialmente, si può presumere che si svolga dalle aziende più grandi a quelle più piccole, fino a giungere ad imprese individuali ed a persone fisiche. Questo tenderebbe ad allargare l’accettazione di questo strumento finanziario anche al commercio al dettaglio. È di ogni evidenza che maggiore è l’accettazione di tali modalità di pagamento all’interno del sistema economico e maggiore sarà la liquidità immessa in circolazione, con conseguente prevenzione di fallimenti e di chiusure di imprese.

Tutti i mini Bot che circoleranno nel sistema economico e, quindi, non saranno utilizzati per il pagamento delle imposte avranno il duplice effetto positivo di accrescere il Pil e di non ridurre il gettito fiscale in euro. La percentuale di mini Bot che circolerà nel sistema si tradurrà, di fatto, in una riduzione di pari importo del debito pubblico: l’emissione dei mini Bot ha chiuso il debito dello Stato nei confronti delle aziende, con la prospettiva di pagarli al momento dell’incasso delle imposte; se, però, una parte di questi non verrà utilizzato per pagare lo Stato, ma circolerà nell’economia privata, il pubblico Erario si troverà ad avere una riduzione di gettito inferiore a quanto preventivato e, quindi, non dovrà “coprire” quel debito.

Se, poi, l’esperimento dovesse avere successo e la fiducia degli operatori economici e dei privati in questo strumento finanziario dovesse accrescersi, esso potrebbe, in una prospettiva non particolarmente lontana, essere anche utilizzato per pagare gli altri titoli di Stato in scadenza, sottraendo definitivamente il nostro Paese dal ricatto dello spread e della continua ricerca di finanziatori (vedi qui).

Questa prospettiva, ovviamente, terrorizza la Sinarchia eurocratica, fino a spingerla agli scomposti attacchi di questi giorni. Rimane da vedere se il Governo e la maggioranza che lo sostiene, con l’appoggio, almeno su questo punto, anche di Fratelli d’Italia, avranno la forza di portare fino in fondo questo progetto.

 

 

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