14 marzo 1989: muore Zita Maria delle Grazie Adelgonda Miocaela Raffaela Gabriella Giuseppina Antonia Luisa Agnese di Borbone-Parma, ultima Imperatrice d’Austria, Regina di Boemia e Regina apostolica d’Ungheria.

 

Nacque il 9 maggio 1892 nella borbonica Villa delle Pianore a Capezzano Pianore, in provincia di Lucca, diciassettesima dei ventiquattro figli di Roberto I (1848-1907), Duca di Parma, Piacenza e Guastalla, e quinta dei dodici di Maria Antonia di Braganza (1862-1959), infanta del Portogallo, figlia del Re Michele (1802-1866), e seconda moglie del Duca.

Il 21 ottobre 1911 sposò, nella Villa dove era nata, Carlo d’Asburgo (1887-1922). Nei nemmeno undici anni di matrimonio, ebbero otto figli, che educarono alla Fede cattolica, sempre luce di tutta la loro vita; questa totale dedizione a Nostro Signore Gesù Cristo venne anche riconosciuta dalla Chiesa, con la beatificazione di Carlo (3 ottobre 2004) ed il riconoscimento del titolo di Serva di Dio per Zita (10 dicembre 2009).

Con l’attentato di Sarajevo (28 giugno 1914), Carlo divenne erede al Trono imperiale e, alla morte di Francesco Giuseppe (1830-1916), Imperatore (21 novembre 1916), nel pieno della Prima Guerra Mondiale, che avrebbe spazzato via ciò che rimaneva del Sacro Romano Impero. I nuovi Imperatori si prodigarono in ogni modo per cercare di ristabilire la pace, non comprendendo fino in fondo quanto la finalità dell’Intesa non fosse tanto la salvaguardia della Serbia, quanto proprio la distruzione dell’Impero della Casa d’Austria e, con esso, di quel poco di Europa cattolica che ancora rimaneva, dopo i colpi subiti dalla Rivoluzione francese e dalla progressiva eversione, che ha attraversato tutto il XIX secolo.

È, forse, nella sconfitta più che nella vittoria che emerge la grandezza dello statista e, a maggior ragione, del sovrano cattolico; come per San Luigi IX di Francia e, oseremmo dire, più ancora che per lui, gli Imperatori Carlo e Zita rimarranno nella storia dell’Europa e della Chiesa come fulgidi esempi di Fede e di dedizione a Dio, nella dedizione al Regno loro affidato.

Grande luce portò l’Imperatrice anche nei terribili momenti di crisi della Chiesa, seguiti al Concilio Vaticano II, con la ferma e serena permanenza nella Fede di sempre e con l’amore per la Santa Messa di sempre: la santità nella Tradizione.

 

 

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